Gazzetta di Reggio

L’inchiesta

Superbonus, chi non termina i lavori entro il 2024 perde lo sconto totale

Stefano Luppi
Superbonus, chi non termina i lavori entro il 2024 perde lo sconto  totale

Il caso dei condomini che rischiano di dover pagare

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Reggio Emilia «Nel nostro condominio – scrive un lettore alla rivista specializzata “Lavori Pubblici” – il general contractor che ha preso in appalto i lavori con sconto in fattura per Superbonus 110% sta procedendo a singhiozzo e siamo preoccupati che non riesca a terminarli entro la fine dell’anno. Ha aperto il cantiere nel’22 e, dopo aver montato i ponteggi, si è limitato a fare il cappotto, senza neppure terminarlo poi si è fermato. Ora ci troviamo alla scadenza, con i lavori fatti a metà e non sappiamo come fare».

L’estensore è uno dei tanti inquilini preoccupati – migliaia anche nelle province emiliano romagnole – che in questi anni ha usufruito del Superbonus, abolito dal governo Meloni. Così, dopo il 31 dicembre non esisterà più alcun “110%” e dal primo gennaio’ 24 ai lavori di riqualificazione delle case si applicherà un decalage dell’aliquota sulle spese sostenute: al 70% il prossimo anno e al 65% nel 2025. Insomma, il Superbonus 110%, finora costato alle casse pubbliche statali oltre 92 miliardi di euro, verrà a pesare per migliaia di euro alle famiglie che vorranno procedere sulla via del risparmio energetico dell’abitazione. «Anche nella nostra regione – spiega Mattia Boscherini, presidente della Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari dell’Emilia Romagna Anaci – da fine anno potrebbero esserci dei contenziosi a causa dei cambiamenti del Superbonus». Il rappresentante degli amministratori di condominio – la figura intermedia tra chi fa i lavori e i residenti – si dice molto preoccupato e auspicherebbe mesi di “flessibilità” rispetto al 31 dicembre per chiudere almeno i tanti cantieri in dirittura d’arrivo. I numeri sono chiari. Stando agli ultimi dati disponibili – diffusi dall’agenzia Enea del Ministero dell’Ambiente il 31 ottobre scorso – in Emilia Romagna sono attualmente 38. 547 i cantieri attivi nelle ristrutturazioni attraverso questo ecobonus molto conveniente al singolo ma non ai conti statali. La somma complessiva del costo di questi cantieri di riqualificazione del patrimonio edilizio privato raggiunge infatti tra Piacenza e Rimini la cifre monstre di oltre 8, 6 miliardi di euro (8. 686. 468. 608, 45 euro per la precisione).

Di questa enorme messe di lavori nella nostra regione ben l’85, 9% risulta conclusa: il dato è più alto della media italiana, dove è ormai concluso 82, 9% dei 438.137 cantieri aperti costati finora in tutto poco meno di 94 miliardi di euro (93.819.944.485, 69). Il che significa che il residuo 17% (circa 6mila 500) potrebbe non finire in tempo. Secondo i numeri di Enea solo la Toscana, il Veneto e il Trentino-Alto Adige (con appena 9.109 cantieri) hanno fatto meglio del nostro territorio. Sui 38.547 cantieri emiliani solo un quarto, 9.209 con una spesa di 5, 5 miliardi di euro, sono condominio il resto è di abitazioni singole o piccole. I condomini – dove ovviamente i lavori sono più ampi e hanno scatenato maggiori “appetiti” delle imprese – fanno la parte del leone se guardiamo il costo medio del singolo intervento di riqualificazione in Emilia Romagna: siamo a 605.117, 40 euro a edificio, sotto i 642.852, 56 euro medi in Italia.

«La situazione oggi è disastrosa – prosegue Mattia Boscherini – perché il Superbonus è nato con buoni propositi, ma è stato sviluppato male con decine di modifiche normative in corsa che non hanno aiutato per nulla. E noi amministratori di condominio siamo in mezzo e ne facciamo le spese nei confronti dei condomini che vogliono cambiare amministratore. E comunque oggi rischiano di non veder concluso il loro cantiere nei prossimi quindici giorni feriali mancanti alla fine dell’anno e del bonus. Servirebbe invece una proroga di 3-4 mesi per chiudere i cantieri in dirittura d’arrivo, evitando così tanti contenziosi in tribunale. Ancora, infatti, non si è ben compreso chi pagherà i maggiori oneri della parte dei lavori che slitterà al’24 con aliquota non più al 110 ma al 70%». Il problema, non piccolo, non è l’unico: «Al di là del 110% – termina il rappresentante – che è una questione grave e complessa, il nostro problema maggiore è che la professione non ha un albo e non è riconosciuta. E così i condomini cercano di spendere sempre meno per i nostri servizi, sostituendoci in fretta. Infine c’è il problema morosità che non riguarda il centro di Bologna o Modena, ma tanti palazzi di periferia anche nelle nostre città». 


 

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