Femminicidio di Saman: oggi è il giorno del giudizio. Attesa la sentenza sul delitto
Prima le controrepliche, poi ultima occasione per gli imputati di parlare
Novellara Per Saman Abbas – la ragazza di origine pakistana uccisa a Novellara la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio del 2021 perchè si è opposta a un matrimonio forzato – è il giorno della verità processuale. Quella che stabilirà la sentenza di primo grado, attesa per oggi.
La richiesta dell’accusa parte dall’ergastolo per i genitori – Shabbar Abbas attualmente ristretto in carcere a Modena e la madre Nazia Shaheen, ancora latitante in Pakistan – mentre per lo zio Danish Hasnain, i cugini Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq (tutti detenuti) è di 26 anni.
Le controrepliche
Le schermaglie in aula potrebbero non essere finite. In quella che, salvo sorprese, sarà l’ultima udienza sono in programma le controrepliche delle difese.
Gli snodi della ricostruzione dei tragici fatti che hanno portato all’omicidio della 18enn – trovata cadavere soltanto 20 mesi dopo il delitto nonostante le prolungate e approfondite ricerche – sono stati al centro di un confronto a tratti teso tra accusa e difese. E nelle controrepliche i punti da toccare potrebbero essere tanti, anche se da quanto trapela l’intenzione prevalente sarebbe quella di depositare memorie più che di parlare a lungo in aula.
Il ritrovamento del corpo, va ricordato, lo si deve alla collaborazione di uno degli imputato, lo zio Danish Hasnain, difeso dall’avvocato Liborio Cataliotti, che nel novembre del 2022 ha condotto gli inquirenti su luogo della fossa in cui era stata sepolta, a poche centinaia di metri dall’abitazione di Saman. Ma i due interrogatori resi dallo zio – che ha sempre negato di essere l’autore dell’omicidio – sono stati esclusi dagli atti del processo, nell’udienza dell’11 novembre scorso. Una decisione della Corte che la stessa, nella sua ordinanza firmata dalla presidente Cristina Beretti, spiegava fosse dovuta a violazioni che hanno «pregiudicato l’attività istruttoria, privando la Corte di elementi conoscitivi e dichiarativi di rilevanza potenzialmente notevole e di cui sarebbe dovuto essere per legge l’unica destinataria». Nello specifico, quegli interrogatori – datati 3 novembre 2022 e 10 marzo 2023 – avrebbero dovuto essere condotti dalla Corte stessa e non dall’accusa, posto che il procedimento era già avvenuto a indagini chiuse e, nella seconda occasione, a dibattimento iniziato. Bisogna vedere quanto peserà sulla sentenza l’esclusione di quelle dichiarazioni, dove Danish collocava sulla scena del delitto i cugini.
Nel corso dell’ultima udienza, il procuratore capo Gaetano Calogero Paci – che con la pm Laura Galli ha rappresentato l’accusa al processo – ha stigmatizzato le arringhe delle difese, che secondo lui avrebbero esasperato il fisiologico clima di tensione che esiste tra le parti. Difendendo le indagini rispetto alla «volontà di demolire» che sarebbe stata rappresentata alle difese. Una posizione alla quale sicuramente arriverà una risposta dalle difese rappresentate, oltre che da Cataliotti, dall’avvocato Luigi Scarcella per il cugino Nomanulhaq Nomanulhaq, Mariagrazia Petrelli per Ikram Ijaz e i legali Enrico Della Capanna e Simone Servillo per i genitori di Saman. Sono 11 le parti civili costituite.
A conclusione delle controrepliche, resta l’ultimo spazio disponibile per gli imputati di dire qualcosa. Da giorni sono annunciate le dichiarazioni spontanee da parte del padre della 18enne, Shabbar Abbas. Vedremo se accadrà.
Il padre
Cosa dirà il genitore della ragazza uccisa per essersi ribellata e apposta a un matrimonio forzato, per aver compromesso l’onore del clan famigliare – per l’accusa siamo di fronte a un delitto d’onore – è quello che si stanno chiedendo tutti. Ma la ricostruzione proposta dalla difesa, a ora, è stata che quella notte il padre chiamò il fratello Danish perchè credeva che ad attendere Saman ci fosse il fidanzato (inviso alla famiglia) Saqib e che gli avrebbe chiesto di dare a lui una lezione. Poi, di non aver più saputo cosa è accaduto. Anche lo zio Danish potrebbe volere replicare.
Cosa è successo a Saman, fin’ora, nell’aula del palazzo di giustizia di Reggio, lo ha detto solo il fratello della ragazza, minorenne all’epoca dei fatti e ora maggiorenne, ancora in comunità e protagonista di un percorso di presa di coscienza molto significativo. Ha detto di voler dire tutta la verità per la sorella e ha accusato tutti e cinque gli imputati. Bisogna vedere se la Corte riterrà le sue parole credibili e fino a che punto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
