Gazzetta di Reggio

Gattatico

In ventimila da tutta Italia ieri a Casa Cervi: «L’antifascismo non arretra»

Alice Benatti
In ventimila da tutta Italia ieri a Casa Cervi: «L’antifascismo non arretra»

Voci dal palco e tanta musica: il 25 aprile tra memoria e impegno civile. File per entrare al museo. Oltre cento volontari

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Gattatico Da lontano, chi arriva vede un brulichio continuo: ventimila persone, arrivate da tutta Italia, che si muovono come un unico corpo. Dall’alto sembra un formicaio. Da terra, è una comunità. È il 25 aprile 2026 a Casa Cervi. È la Festa, ottant’anni dopo la nascita della Repubblica e del primo voto delle donne. Per entrare al museo si aspetta. In tanti.

Mentre ai Campirossi si aprono ombrelli per ripararsi dal sole, spuntano bandiere, si stendono teli sull’erba. C’è chi è in costume, chi senza maglia. Molto rosso. Tantissimo rosso. Alle 14, prima ancora che l’evento entri nel vivo, sono già in tredicimila. Intorno, quaranta stand commerciali, venti delle associazioni, più di cento volontari a tenere insieme ogni cosa. Casa Cervi continua a parlare all’Italia. Sul palco salgono per primi i ragazzi della Consulta provinciale degli studenti: il presidente Maxim Nikishin, Alice Sola e Matilde Ligabue. Citano Gaber: “La libertà è partecipazione”. E da lì partono, invitando i giovani a prendersi cura della propria libertà, a informarsi, a esserci. «Non basta essere tanti qui oggi», dicono. «Bisogna andare a cercare anche chi pensa che non serva a niente, chi si è allontanato. Se non andiamo da queste persone, non saremo mai abbastanza. Non saremo mai quella comunità che volevano i Cervi».

Poi è la volta di Vasco Errani, presidente dell’Istituto Cervi. «Siamo nella casa della riflessione contro i vecchi e nuovi fascismi, che vediamo ogni giorno. L’antifascismo non è solo quello eroico dei partigiani, ma è un’idea di pace e democrazia». A chi lo liquida come qualcosa del Novecento, risponde che «basta alzare gli occhi per capire perché resta irrinunciabile». Infine un desiderio: «Che questo luogo diventi sempre più casa dei giovani». Il sindaco di Reggio, Marco Massari, ricorda il partigiano reggiano Giuseppe Soncini, che domani avrebbe compiuto cent’anni, e allarga lo sguardo al mondo: «Siamo al fianco del popolo ucraino, dei palestinesi, delle donne e degli uomini iraniani che hanno perso la vita opponendosi al regime».

Sale poi il presidente della Regione, Michele de Pascale. A Predappio, ricorda, «qualcuno ha provato a organizzare un evento sulla fine dell’antifascismo». Qui la risposta è netta: «Non è finito, è più vivo che mai». E sui tagli a istituti e ai siti storici della Resistenza che erano stati annunciati dal governo: «Ricordiamo che quei luoghi – e in Emilia-Romagna ne abbiamo tre – non sono un merito ma un debito di sangue». Tra un intervento e l’altro, la musica tiene il filo emotivo della giornata. Cisco intona “Il canto dei deportati” poi “Nata il 25 aprile”, dedicandola alla «piccola figlia di Reggio» Genoeffa Cocconi, madre dei Cervi. Più tardi arrivano i Tre Allegri Ragazzi Morti, per la prima volta qui, e i Punkreas. E ancora il dj set resistente di Mark Bee. Tra la folla si muove anche Elly Schlein, foulard tricolore dell’Anpi al collo. Non sale sul palco, ma si ferma con i volontari. Il presidente della Provincia, Giorgio Zanni, denuncia una destra che ha fatto staccare bandiere della pace e della Palestina. Riporta il filo agli ottant’anni del voto alle donne, a figure come Nilde Iotti e Giacomina Castagnetti. E cita Teresa Vergalli: «Quando qualcuno incita all’odio, discrimina, lì c’è fascismo». Racconta di bambini di quattro anni che, davanti alla domanda su chi ha combattuto per la liberazione, rispondono: “dei supereroi”. Walter Massa, presidente nazionale dell’Anpi, insiste sul fatto che non si è qui solo per celebrare. «La memoria della Liberazione è una scelta politica, da praticare». Ricorda l’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra. «Essere partigiani oggi significa stare dalla parte di chi la guerra la subisce, organizzare la pace ogni giorno». Poco dopo, “Bella ciao” risuona in curdo. È la voce dell’attivista curda Gulalah Salih a riportare il discorso su memoria e identità. Racconta la sua terra, segnata da decenni di conflitti e giochi coloniali, e avverte: «Anche in Italia la democrazia è a rischio». Con il giornalista Gad Lerner il tono si fa più spigoloso. Dice che questo è un anniversario difficile, in un mondo in fiamme. Cita Papa Leone e la sua denuncia di un mondo devastato da pochi tiranni. E sulle guerre in corso, anche su Israele, non risparmia parole dure. Interviene poi Anna Cocchi, presidente dell’Anpi di Bologna. Si chiede perché oggi voti solo metà degli aventi diritto. Invita a “risfogliare” le esperienze partigiane per difendere quei diritti con la stessa energia. Chiude Vincenza Rando, membro della Commissione parlamentare Antimafia. «Casa Cervi è casa comune», dice. Qui si rimette al centro la parola pace.

La Costituzione è un libro da portare nel cuore. «Dobbiamo resistere per esistere. E la resistenza oggi è anche contro mafie, guerre, ingiustizie».l