Troppi italiani si indebitano per curarsi o rinunciano a farlo: i numeri di un disagio
La crisi economica ha portato negli anni a delle rinunce anche in fatto di salute
«A fronte di oltre 5 milioni di poveri le cure per la salute rappresentano, più di altri indicatori, la cartina di tornasole del disagio sociale ed economico del Paese: 12,2 milioni di italiani rinunciano a curarsi per difficoltà economiche; oltre 7 milioni si sono indebitati per farlo; 2,8 milioni hanno venduto casa per sostenere le spese per la salute. Sono, invece, 11 milioni quelli che si sono assicurati per la copertura sanitaria. Questi numeri tracciano in modo drammatico la mappa della diseguaglianza di un Paese in cui riesce a curarsi solo chi può pagare. Come cittadini e come cooperatori non vogliamo una sanità solo per chi se la può permettere».
L’allarme lo lancia Giuseppe Milanese confermato alla presidenza di “Confcooperative - Sanità” dall’assemblea nazionale nel corso della quale sono stati resi noti i dati rielaborati su fonte Istat e Censis.
«A quarant’anni dalla sua istituzione il SSN sta vivendo una crisi senza precedenti. Il risultato è l’intasamento delle strutture ospedaliere dove un ricovero costa non meno di 700 - 800 euro al giorno. Con gli stessi soldi - sottolinea Milanese - si potrebbero assistere, quotidianamente, 10 persone fuori dall’ospedale. È sul territorio che va costruita la risposta: un sistema di assistenza primaria, una rete complessa e capillare in grado di prendere in carico direttamente nel cuore della comunità il bisogno assistenziale dei cittadini, concentrando sull’ospedale solo cure e interventi più importanti». «La spesa sanitaria a carico dei privati nell’ultimo anno ha raggiunto i 40 miliardi di euro (+10,3% tra 2012 - 2017). Quella pubblica, invece, rappresenta il 75% della spesa sanitaria corrente e negli stessi anni ha registrato una crescita media annua dello 0,5% rispetto a quella delle famiglie che è aumentata mediamente del 2% annuo. Una situazione che grava maggiormente sulle famiglie a basso reddito: 7 su 10 dichiarano infatti che la spesa per la salute incide pesantemente sul bilancio familiare, mentre il 47% dichiara di tagliare altre spese per pagare la sanità (Istat). Il problema non è la spesa in sé.
Non chiediamo di aumentarla ma di ottimizzarla, considerando che su 26 miliardi di spesa per LTC, appena 588 milioni vanno in servizi e il resto in trasferimenti monetari. In secondo luogo, chiediamo di riorganizzare i servizi in modo efficace, per rispondere ai bisogni di un Paese che cambia e invecchia sempre di più. In questo quadro crediamo che la cooperazione sanitaria sia la via per ripensare il sistema. Una terza via, tra Stato e mercato, che si sostanzia in un network multiprofessionale e integrato di cooperative di medici, di operatori sanitari, di farmacisti e di mutue, che si propongono di affiancare il SSN in chiave sussidiaria».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
