Gazzetta di Reggio

Spuntano in Appennino due vie della droga, dalla Spezia verso la pianura emiliana

di Tiziano Soresina
Spuntano in Appennino due vie della droga, dalla Spezia verso la pianura emiliana

Segnalati alla Polstrada mezzi sospetti che solcano il Passo di Lagastrello. È un percorso molto tortuoso che dalla Spezia sfocia poi a Ramiseto. Ed è una direttrice parallela a quella che, sempre dal porto ligure, porta verso il passo del Cerreto e da lì in pianura, direzione Reggo Emilia e Parma
Lo spaccio a Reggio Emilia - La droga nei furgoni del pesce - Il sindaco di Castelnovo: ora una task-force

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CASTELNOVO MONTI. C'è chi percorre la statale del Passo del Cerreto (la SS63) per andarsela a prendere di persona la droga in terra ligure, ma c'è anche il sistema ben camuffato dei furgoncini del pesce fresco (dentro cui sono nascosti gli stupefacenti) che dal porto di La Spezia affrontano quel tortuoso percorso per giungere sino a Castelnovo Monti, irradiandosi successivamente verso Reggio o Parma (in quest'ultimo caso prendendo la direzione per Vetto).

A questa insospettabile "strada della droga" - individuata dall'inchiesta della Gazzetta e confermata indirettamente da "fonti coperte" implicate proprio in tali loschi traffici - pare proprio aggiungersi addirittura un percorso alternativo, ritenuto ancor più sicuro da chi smercia stupefacenti perché per nulla o quasi presidiato dalle forze dell'ordine, vista la scarsità di traffico causata dalla difficoltà del tracciato, ricco com'è di tornanti e curve insidiose.

Ma che "qualcosa" non quadri in quel nervoso percorso è noto alla polizia stradale di Castelnovo Monti che ha ricevuto diverse segnalazioni di mezzi commerciali sospetti (sono sempre furgoncini del pesce?) o quantomeno meritevoli di approfondimento in quel loro strano via vai da una strada così impegnativa e pericolosa.

Qual'è il percorso sospetto a cui facciamo riferimento?

Stiamo parlando sempre di La Spezia e del suo porto come base, ma con una diversa statale come protagonista, cioè quella del Passo della Cisa (la SS62) che viene percorsa sino ad Aulla, per poi imboccare la strada provinciale 74 che attraversa tanti paesini appenninici per poi issarsi al Passo di Lagastrello.

I trafficanti di droga fanno leva su tanta tortuosità di marcia per non dare nell'occhio e i mezzi utilizzati arrivano sino a Ramiseto.

In questa località avverrebbe il primo importante smistamento del "carico": Castelnovo Monti è vicina, la successiva direttrice verso Reggio è data per sicura da indagini e conferme sussurrate di chi vive di spaccio.

Ma c'è anche la possibilità, da Ramiseto, di puntare verso Vetto ed "inquadrare" Parma come destinazione ultima del "rifornimento" di stupefacenti.

Ritornando ai furgoncini di pesce - in cui viene nascosta la droga - va detto che in tutta Italia, a campione, vengono fermati sempre dalla Polstrada in osservanza del dispositivo ministeriale riguardante i mezzi usati per i traffici commerciali. Ma sono controlli sui documenti di viaggio, non certo accurate perquisizioni nella cella frigorifera.

Ovviamente questi controlli possono comunque dar fastidio a chi ha decisamente molto da nascondere, da qui la scelta di tali itinerari poco battuti - sia nel tratto ligure che in quello reggiano - in cui ben di rado vengono posizionati posti di blocco.

Anche perché stiamo parlando di furgoncini che quotidianamente riforniscono (dal lunedì al venerdì, perché il sabato e la domenica c'è il fermo-pesca) le decine e decine di ristoranti della zona.

Viaggi per lo più notturni, perché cozze e pesce fresco non possono attendere.

Tempi, quindi, certi di viaggio per avvalorare una "copertura" ben pensata, ma i trasporti Liguria-Appennino sarebbero talmente tanti che la malavita albanese non vuole rischiare sui tracciati più conosciuti ed in cui è facile imbattersi in un controllo delle forze dell'ordine.

 

LA MALAVITA ALBANESE

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Che la malavita albanese c’entrasse eccome nel consistente “giro” di droga (cocaina e hascisc) emerso nella zona del nostro Appennino grazie alla maxi inchiesa dei carabinieri “Piazza pulita”, trova più di una traccia in alcune ammissioni (messe a verbale) di piccoli spacciatori bloccati durante le indagini.

Indicazioni che portano a La Spezia, al porto, a quel “flusso” illegale di droga fra la Liguria e l’area appenninica reggiana. Sono racconti di pusher (anche albanesi) che, pur collaborando con gli inquirenti, non fanno nomi (forse non li sanno, forse non li vogliono dire perché rischiano la vita se parlano fino in fondo) ma danno una dimensione certa a quanto sta accadendo.

Negli interrogatori fanno riferimento ad alcuni albanesi che a La Spezia lavorano come muratori per crearsi una copertura, perché in realtà trafficano droga, tanta droga. Gente che ha contatti importanti e smercia quantitativi non indifferenti di stupefacenti. Albanesi in collegamento con le “navi imbottite” che giungono nel porto spezzino: quelle con carichi segreti di cocaina giungono dal Sudamerica, quelle che trasportano chili e chili di hascisc sono partite dal Nordafrica o dalla più vicina Spagna per approdare in Liguria.

Insomma, sono personaggi di una certa caratura che assicurano quei considerevoli carichi di droga che poi nella nostra Montagna (con Castelnovo Monti come punto centrale) si “polverizzano”, finendo nelle mani di tanti spacciatori. La richiesta è tanta, sono sempre di più i consumatori di stupefacenti e chi vive nell’illegalità fa così affari a tutti i livelli: gli albanesi che vivono a La Spezia e trattano i grossi quantitativi, il distributore (o più di uno) che agisce in loco (cioè sul crinale reggiano), i vari pusher di strada. (t.s.)

 

LA ROTTA DEL CERRETO

di Andrea Montanari e Tiziano Soresina

Novanta chilometri sono quelli che, più o meno, separano il porto della Spezia - uno dei maggiori per traffico di merci a livello italiano - a Castelnovo Monti, nell'Appennino reggiano, una delle più note località di villeggiatura della zona nonché centro più popoloso.

Sono questi novanta chilometri di curve e tornanti, dal porto della Spezia, appunto, attraverso i caratteristici paesini della Lunigiana, valicato poi il passo del Cerreto che segna l'ingresso in Emilia Romagna e poi ancora giù, infine, verso Castelnovo Monti, la nuova "strada della droga" scelta dalla malavita albanese per rifornire non solo l'Appennino – dove la maxi inchiesta “Piazza pulita” ha svelato un numero impressionante di piccoli spacciatori ed acquirenti – ma anche la pianura padana con i suoi centri: Reggio Emilia e Parma in primis.

E' quanto emerge da una nostra inchiesta, confermato indirettamente da "fonti coperte" implicate proprio nel traffico di stupefacenti. «Ipotesi plausibile», commentano fonti investigative non solo reggiane. Altro non possono dire, per due fondati motivi.

Il primo: non ci sono inchieste già chiuse che confermino questo scenario.

Il secondo: eventuali indagini in corso su questo versante sarebbero comunque coperte dal segreto istruttorio.

Noi siamo partiti da una considerazione che potremmo definire di buon senso comune: nella zona appenninica, e in particolare a Castelnovo, gira molta droga.

Perché?, ci siamo chiesti. Un po' tutti considerano questa come un'anomalia nella "geografia criminale" del Reggiano, Ma le chiavi di lettura possibili sono quasi del tutto assenti. Più assuntori di droghe (leggere e pesanti) rispetto al resto del territorio? Possibile, ma abbastanza improbabile.

A quel punto, viene quasi spontaneo chiedersi se il paese non sia il crocevia di uno smercio di droga. Noi ce lo siamo chiesti, e lo abbiamo chiesto. Sino a quando, la "fonte giusta" è saltata fuori.

Ricca di particolari per ora indimostrabili ma che, come detto, risultano più che plausibili. Il porto di La Spezia è ben presidiato: c'è la Finanza, c'è la Polizia di frontiera. Gli investigatori parlano di un "porto chiuso", perché è in gran parte recintato. Difficile, in teoria, entrarne e uscirne con carichi di droga. Ma sulle sue banchine vengono scaricati ogni anno decine di migliaia di container: come controllarli tutti?

«La Spezia - ci spiega un alto ufficiale delle forze dell'ordine - è un luogo di transito delle partite di droga. Il bacino ligure è troppo poco vasto per essere di per sé appetibile per lo smercio al dettaglio. Gli stupefacenti arrivano qui per poi essere smistati principalmente su due direttrici: Milano e la Lombardia, che resta quella principale, e l'Emilia dove i "potenziali consumatori" non sono pochi».

La droga arriva da molte direttrici. I maxi sequestri degli anni passati, diciamo dal 2011 sino a un anno e mezzo fa circa, hanno riguardato carichi arrivati soprattutto dall'Asia.

Ma le "navi imbottite" arrivano pure dal Sudamerica e dal Nordafrica, ma anche da più vicino come la Spagna. Soprattutto cocaina nel primo caso, hashish nel secondo e terzo caso.

La Spezia, quindi, punto d'approdo. E poi? Poi via, lungo la statale del Passo Cerreto, la SS63. A Castelnovo, il primo smistamento della merce proveniente dal porto ligure; da qui, poi, a Reggio, distante appena 45 chilometri; o a Parma, attraverso la SP513, distante non più di 70 chilometri.

Il vantaggio di un percorso così tortuoso attraverso le montagne dell'Appennino? La quasi completa assenza di controlli in materia, sia per quanto riguarda il tratto ligure, sia per quello emiliano, che permette di azzerare (o quasi) il rischio di essere intercettati dalle forze dell'ordine.

Ma c'è di più, e cioè la tecnica usata per occultare gli stupefacenti: i "panetti" di hashish, ad esempio, a quanto pare verrebbero "impacchettati" in blocchi da cinque e nascosti fra le cassette di pesce fresco di alcuni anonimi furgoncini che, quotidianamente, riforniscono (dal lunedì al venerdì, perché il sabato e la domenica c’è il fermo-pesca) le decine e decine di ristoranti della zona.

È proprio l'assoluta innocenza, a prima vista, del continuo flusso di tali mezzi (solitamente furgoncini che trasportano, ciascuno, sui 45 quintali di pesce) a permettere un "giro" quasi totalmente sicuro da parte dei trafficanti; se a ciò si aggiunge il fatto che i guidatori - il più delle volte - ne sono assolutamente all'oscuro e che l'odore fortissimo delle cozze e del pesce fresco (come alici, sarde, bianchetti) pescato nel mare ligure è in grado di coprire, almeno parzialmente, quello degli stupefacenti, il gioco è fatto.

Un po' di conti completano il quadro. L'hashish, proveniente via nave dai porti del nord Africa, una volta scaricato a La Spezia, viene pagato dall'organizzazione criminale 50 euro all'etto, ovvero 0.5 euro al grammo. Al dettaglio, la classica "panetta" da un etto viene rivenduta a una cifra che si aggira intorno ai 250 euro, quintuplicando quindi il profitto. Scendendo ancora più in basso nella scala dello spaccio, un pusher di strada può rivendere l'hashish, al grammo, a una cifra che varia dai 5 ai 7 euro in base alla qualità, più di dieci volte rispetto al prezzo pagato all'origine.

Le quantità trasportate, infine. Un furgoncino viene caricato a La Spezia con un massimo di 10 kg di hashish, ovvero un centinaio di "panette" da un etto; per l'organizzazione criminale "costa" quindi 5000 euro.
Al termine del percorso, giunto lo stupefacente a Reggio o a Parma, la stessa quantità viene riveduta ai grossisti locali per una cifra che si aggira intorno ai 25000 euro, con un guadagno complessivo, dunque, di circa 20.000 euro a trasporto.

Questo dicono le nostre fonti. Questa è una possibile chiave di lettura del "fenomeno Castelnovo Monti".
Questo è uno scenario che, anche rispetto alle garanzie offerte dalla rotta, gli investigatori considerano plausibile.

IL SINDACO: "ORA UNA TASK-FORCE"

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di Luca Tondelli

Il capoluogo appenninico come crocevia del flusso di droga che dalla Spezia rifornisce l’Emilia, e in particolare le piazze di Reggio Emilia e Parma, e la Lombardia, controllato dalla malavita albanese che utilizza la statale 63, ma anche il passo del Lagastrello e la rotta alternativa per Ramiseto e Vetto, come canali sufficientemente “sicuro”.

Castelnovo Monti come punto di scambio e passaggio di mano delle sostanze, dopo il primo viaggio compiuto su normali furgoni che dalla città portuale ligure arrivano quotidianamente per trasportare merci perfettamente legali, ad esempio il pesce per i ristoranti della zona.

E’ il quadro che emerge dall’inchiesta avviata dalla Gazzetta di Reggio, e che sta trovando man mano conferme investigative nei suoi contorni principali.

Un quadro che ovviamente non lascia per nulla tranquillo il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini, che anche prima di essere eletto alla guida del centro appenninico, lo scorso maggio, nella sua attività precedente di presidente della Camera di commercio e presidente della Cna di Reggio Emilia aveva fatto della legalità uno dei suoi principali temi di impegno.

«Non pensavo che Castelnovo Monti potesse essere il centro di un flusso di droga di questo livello – afferma preoccupato Bini – ma la presenza di un problema diffuso, che coinvolge tante persone, soprattutto giovani, si percepiva piuttosto chiaramente. E’ abbastanza chiaro che in paese c’è un flusso di stupefacenti piuttosto consistente, almeno a giudicare dal lavoro effettuato negli ultimi anni dalle forze dell’ordine, in particolare dai carabinieri della compagnia di Castelnovo (che con l’operazione “Piazza pulita” hanno individuato numerosi spacciatori e segnalato decine di consumatori di droghe, soprattutto leggere, a partire dal 2010, ndr). E’ altrettanto visibile che spesso in paese si riscontrano persone arrivate da poco, che nessuno conosce, e che hanno un tenore di vita piuttosto elevato, senza che si sappia quali siano le loro fonti di guadagno».

Le possibili azioni di contrasto di questo flusso di stupefacenti rientrano nelle attività che l’amministrazione sta avviando sul tema generale della sicurezza. «Oggi è uno dei temi su cui i cittadini ci chiedono maggiore impegno – prosegue il sindaco – e che è stato al centro dell’attenzione già dalla campagna elettorale. La settimana prossima era già in programma un summit con le forze dell’ordine, per parlare del problema dei furti che da mesi ormai vede colpiti diversi paesi dell’Appennino, che è comunque un sintomo da non sottovalutare: sarà l’occasione per parlare anche di queste nuove indagini e sulle possibili azioni di contrasto».

Azioni che però secondo Bini non possono prescindere da un rafforzamento dei presidi delle forze dell’ordine in montagna: «Per la dotazione di uomini e mezzi su cui possono contare al momento, i carabinieri e la polizia in montagna fanno un lavoro assolutamente encomiabile e non si può davvero chiedere di più. Quello che chiederemo invece sarà che i presidi delle forze dell’ordine in montagna vengano rafforzati: non si possono arginare fenomeni come quelli di cui parliamo senza avere il personale sufficiente. Per quanto riguarda invece la possibilità di controllare e capire quali sono le fonti di guadagno di persone che destano sospetti e che stanno sul territorio, dovremo capire quali strumenti abbiamo ma l’obiettivo è sapere da dove arrivano, come vivono, quali attività conducono».

C’è poi un capitolo fondamentale, che è quello dell’avvicinamento ai giovani che si avvicinano alle droghe.

«Dobbiamo metterli al centro dell’attenzione – conclude Bini – riuscire a trasmettere loro un sistema di valori in cui si riconoscano, e soprattutto ridare loro delle prospettive per il futuro, ricostruire insieme la fiducia e la serenità che, in questa fase storica, possono avere perduto».

Luca Tondelli

Per le vostre segnalazioni: lettere.re@gazzettadireggio.it

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