In 300 per l’addio a don Paolo Ghidi: «Tu sempre vicino alla gente»
Commozione a San Dalmazio per “il parroco dei record”, uomo d’altri tempi. Funerale nel giorno del 97° compleanno. Il vescovo Pizzi: «Affezionato a voi fino all’ultimo istante»
SERRAMAZZONI. Il grande abbraccio di più di 300 persone, “nel giorno del suo 97° compleanno dal Cielo”.
La cerimonia
Così San Dalmazio, Denzano e Ospitaletto hanno voluto dare l’ultimo saluto ieri mattina a don Paolo Ghidi, trovato morto il 23 gennaio nella sua canonica, vittima di un malore improvviso. Ordinato sacerdote nel 1952, era parroco a San Dalmazio da 40 anni, a Denzano avrebbe fatto quest’anno i 70, «un record per la nostra Diocesi» come hanno sottolineato dall’altare. Presenti sacerdoti da tutta la Diocesi, a partire dal parroco di Serra, don Andrea. A presiedere, Lino Pizzi, vescovo emerito di Forlì-Bertinoro. Castellucci non è potuto essere presente per l’impegno con la Cei a Roma, ma ha lasciato un messaggio di profonda gratitudine a don Paolo e gli auguri di «buon compleanno in Cielo» (era nato il 27 gennaio 1929).
Presenti i sindaci di Serra (Simona Ferrari) e Marano (Giovanni Galli), e una rappresentanza della banda di Riccò diretta da Gian Paolo Pasini: dopo i canti del coro parrocchiale, l’ultimo saluto è stato con il Silenzio suonato dalla tromba. Poi la salma è stata condotta (onoranze Riva) a Guiglia, dove ora riposerà nella cappella di famiglia.
I ricordi
La chiesa non è bastata a contenere la folla: in tanti sono rimasti sul piazzale. «La vostra partecipazione così massiccia testimonia un legame di affetto, oltre che di fede – ha sottolineato monsignor Lino Pizzi – nei confronti di una persona come don Paolo che è stato sempre presente, affezionato alle vostre comunità, fino all’ultimo istante. Cosa può spingere un sacerdote a questo? Il desiderio di seguire Gesù, e i fratelli».
«Dopo tanta nebbia, l’addio a don Paolo avviene in una bella giornata di sole che ci fa vedere bene il suo amato Cimone imbiancato – ha detto don Emanuele, parroco di Bagazzano – quante volte ci siamo incontrati lì a sciare con i ragazzi... Si può essere prete in tanti modi: don Paolo non era un teologo, non faceva grandi discorsi, ma stava con la gente, e i ragazzi. Ovunque andava, creava amicizie».
Poi i parrocchiani, come Tiziana: «È arrivato a Denzano che avevo cinque anni, ho vissuto una vita con lui. Nonostante la nostra parrocchia sia diventata sempre più piccola negli anni, lui è sempre stato presente tutte le domeniche, sempre lì ad aprire con il sorriso la porta della nostra bellissima chiesina, con la Madonnina a cui era così tanto devoto. Sempre con la voglia di essere lì, di essere con noi.
L’aiutavo nell’organizzazione della nostra sagra, che lo rendeva tanto felice, anche se stanco negli ultimi anni. Ha sempre fatto tutta la processione da San Gaetano a Denzano a piedi, eccetto l'anno scorso che l’ho quasi obbligato a salire nella macchina che portava la Madonnina. Non ci ha mai abbandonato, cosa che credo avrebbero fatto in pochi. Poco tempo fa eravamo a Denzano sotto la torre, lui ha detto: “Vedi Tiziana, per me Denzano è un po’ il mio Castel Gandolfo”. Poi, guardando verso Guiglia, ha detto: “Un giorno mi accompagnerai là, sulla strada del tramonto”. È giunto quel momento don, però pulserai sempre nel cuore della nostra piccola Chiesa che hai tenuto viva per 70 anni».
«Don Paolo era un sacerdote d’altri tempi – ha osservato un’altra parrocchiana – integerrimo, sincero, diretto, a volte forse anche troppo. Ma allo stesso tempo capace di tenerezza nelle parole e nei gesti, di godere delle piccole cose, capace di stupirti. Finito catechismo, anche lui giocava a rubabandiera con i bimbi. Nulla, don, poteva farti mancare ai tuoi impegni. Un esempio su tutti, quando ti sei rotto il femore: non camminavi, ma hai celebrato la messa di Natale. Sei andato in ospedale solo dopo Santo Stefano. Non possiamo dimenticarlo: noi ti ricorderemo per sempre». Poi il grande applauso all’uscita.
