Gazzetta di Reggio

Le testimonianze

Gambro-Vantive, futuro incerto per 500 lavoratori: «Abbiamo tutti famiglia»

di Maria Sofia Vitetta

	I lavoratori di Gambro-Vantive
I lavoratori di Gambro-Vantive

Le storie dei dipendenti dell’azienda biomedicale di Medolla, in presidio davanti ai cancelli in occasione dello sciopero del 18 febbraio. Veronica è incinta: «Ci dicevamo “la casa c’è, il lavoro pure, possiamo farlo”, poi...». Lucio: «C’è chi si è accollato un mutuo e ora ha paura»

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MEDOLLA. Lui e lei, insieme. Una coppia. Con loro c’era il figlio che attendono e che nascerà tra un paio di mesi. Veronica Di Cecco, in dolce attesa, ha portato con sé la propria famiglia al completo. La pancia della giovane parla di un futuro pensato per tre, ma l’annuncio della vendita dello stabilimento lo avvolge nell’incertezza. Una precarietà che i cinquecento dipendenti e le loro famiglie vedono all’orizzonte, senza riuscire a darle un volto.

La doccia fredda

«Non è la situazione in cui avremmo voluto trovarci in questo momento. Era nell'aria, però non ce l'aspettavamo così. Abbiamo sempre detto: “Il lavoro lo abbiamo, la casa pure, possiamo farlo”. Ora cade la nostra tranquillità e serenità», ha raccontato la donna, lavoratrice alla Gambro/Vantive insieme al compagno, Armando Brandonisio, che aveva vissuto anche la crisi dell’azienda biomedicale Bellco, di cui era un dipendente.

«Non abbiamo un'idea a lungo termine su quella che sarà la vera instabilità sia dell'azienda sia dei nostri ruoli. Attualmente si parla di vendita, non di esuberi o di licenziamenti. Quando si vedono aziende come questa, che è una delle più grandi dell'intero territorio, essere o in difficoltà o in balia del business del mercato, un po’ turba».

Ieri, negli occhi dei partecipanti al presidio si leggeva la preoccupazione e la delusione di chi ha ricevuto una notizia inaspettata, senza il tempo per metabolizzare l’accaduto. È stata paragonata a una doccia fredda, arrivata direttamente dai sindacati in seguito all’incontro regionale: «Lo abbiamo saputo due giorni fa. Pensavamo sarebbe stato presentato un piano industriale entro fine marzo. Manifestiamo per avere risposte certe, chiare, concrete. Qui ci sono persone dotate di competenze trasversali tra produzione, ricerca e sviluppo e tutte le funzioni a corollario. Non vogliamo essere cancellati con un colpo di spugna».

I segnali

La notizia è spiazzante per tutti. Ma un’esperienza di quasi trentasei anni alle spalle la rende ancora più difficile da sopportare. Le parole per descrivere i propri dubbi sul futuro sono difficili da scegliere. La paura di rischiare il licenziamento non manca. «Abbiamo tutti famiglia». Ad alimentare le perplessità sono anche le scelte che hanno segnato recentemente la Gambro/Vantive: «Un paio di anni fa hanno iniziato a tagliare sulla produzione di apparecchiature per dialisi, riducendo il numero di modelli. Erano destinate agli ospedali, che da allora si rivolgono alla concorrenza, in quanto noi non possiamo più fornirle».

Perché non sono stati fatti investimenti sul sito produttivo? Per quale motivo la produzione non è stata riconvertita se quella in atto non era sufficientemente d’interesse? «Si tratta di una struttura ricostruita dopo il terremoto, completamente nuova, funzionante e con tante competenze al suo interno». Le domande sorgevano spontanee. I dipendenti hanno aderito allo sciopero per avere chiarimenti.

Uno di loro, Lucio Zinno, ha ribadito: «Ci sono colleghi, marito e moglie, che si sono accollati dei mutui sperando nella tranquillità dell’azienda come ci avevano promesso lo scorso anno. Lo stabilimento è un fiore all'occhiello del distretto della Bassa modenese e dell'Emilia Romagna» con oltre sessant’anni di storia.«Chiediamo che rimanga tale: è fondamentale per il territorio».