Gazzetta di Reggio

La decisione

Morì incastrato nel bus: l’autista ora va a processo

di Daniele Montanari
Morì incastrato nel bus: l’autista ora va a processo

Risponderà di omicidio stradale due anni dopo l’incidente costato la vita al 77enne Massimo Roncaglia

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MODENA. Morì per le ferite riportate dopo essere stato trascinato dal bus per diversi metri. Due anni dopo, l’autista va a processo con l’accusa di omicidio stradale. È l’incidente di cui rimase vittima il 77enne Massimo Roncaglia.

 

L’incidente



Si verificò il 29 gennaio 2024, il pensionato morì in ospedale l’8 febbraio, dopo dieci giorni di agonia. Erano le 9.35 in largo Garibaldi. L’uomo era appena sceso dalla linea 8 e venne trascinato dal bus per alcuni metri. Il mezzo proveniva da viale Martiri, stava regolarmente percorrendo la corsia preferenziale di via Emilia Est e, dopo aver effettuato regolarmente la fermata “Largo Garibaldi”, stava ripartendo in direzione del capolinea di via Gazzotti. Il conducente, oggi 58enne, dichiarò di non essersi accorto di nulla, né di essere stato avvisato dagli altri passeggeri. Continuò a guidare fino a quando non fu raggiunto dalla chiamata della centrale operativa di Seta, chiamata dalla polizia Locale. Dagli accertamenti svolti dalla polizia Locale di Modena, emerse che il pensionato mentre scendeva rimase incastrato con un braccio nella portiera centrale, venendo trascinato per metri per poi restare sull’asfalto con ferite gravissime. Come fu possibile? Perché la portiera si chiuse in quel modo?



Indagini e processo



La perizia disposta dal gip, su richiesta del pm, ha stabilito che il sistema anti-schiacciamento delle portiere del bus non era stato disattivato dall’autista, ed era quindi regolarmente in funzione. Dalle analisi però tramite le simulazioni emerse un malfunzionamento. In alcuni casi, quando la porta incontrava un ostacolo, si bloccava e poi riapriva. In altri casi, restava chiusa. Nello specifico: se il braccio rimaneva perpendicolare in mezzo alle porte, la porta si riapriva. Se era in posizione obliqua, restava chiusa. E pare fosse proprio obliqua la posizione del braccio di Roncaglia, che era appoggiato al corrimano mentre scendeva. Per questo il sistema non si sarebbe attivato. Questo però non scagiona l’autista del bus secondo il giudice, che l’ha rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio stradale. Probabilmente sulla decisione ha pesato il fatto che, al di là del malfunzionamento delle portiere, l’autista non si sia accorto dell’uomo trascinato guardando dal finestrino. Ora, difeso dall’avvocato Marco Malavolta, dovrà affrontare il processo che inizierà il 14 settembre, alle 9. La moglie della vittima (assistita dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Maria Vittoria Prati) non si è costituita parte civile – e quindi non sarà presente a processo – a seguito di intervenuto risarcimento integrale da parte dell’assicurazione del mezzo.