Gazzetta di Reggio

Alluvione in Romagna del 2024: chiesto processo per la modenese Rita Nicolini, ex capo della Protezione Civile


	Rita Nicolini
Rita Nicolini

È coinvolta con altre 9 persone: le criticità idraulica a Traversara e Boncellino, nel Ravennate, erano segnalate da decenni in diversi documenti, ma i lavori non sono mai stati attuati

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RAVENNA. Su dodici indagati per l’alluvione che ha travolto e devastato Traversara e Boncellino, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci persone. Solo due posizioni sono state stralciate in vista di una richiesta di archiviazione. E’ questo il giro di boa nell’inchiesta per disastro colposo e pericolo attuale che si è focalizzata principalmente su quanto accaduto dopo gli eventi alluvionali del maggio 2023 e sull’analogo dramma avvenuto lungo il corso del Lamone nel settembre del 2024.

Le indagini

Concluse le indagini a dicembre, ora si attende la fissazione dell’udienza preliminare, sede in cui potrebbero costituirsi le parti civili, fra le quali la Regione. Ma Viale Aldo Moro deve fare i conti con un paradosso interno: da un lato potrebbe legittimamente ritenersi parte offesa e chiedere conto ai propri dirigenti indagati delle condotte colpose a loro contestate; dall’altro, l’Ente ha recentemente deliberato di coprire le spese legali per tutti i dipendenti, decisione presa - ha puntualizzato - perché prevista dal contratto. Senza poi contare che gli stessi manager sotto inchiesta hanno già ricevuto attestazioni di stima dal governatore Michele de Pascale che li ha definiti a caldo, alla notifica degli avvisi di conclusione indagini, «professionisti di altissimo livello», chiedendo «rispetto» nei loro confronti. I dirigenti ormai destinati (salvo sorprese) a passare dalla veste di indagato a quella di imputato ricoprivano ruoli apicali a Bologna e a Ravenna in Protezione civile, Direzione cura del territorio e dell’ambiente, Servizio Difesa del suolo della costa e della bonifica o hanno diretto lavori eseguiti sul Lamone prima o dopo i disastri climatici.

Gli indagati

Fra loro Rita Nicolini, 63enne modenese all’epoca numero uno della Protezione civile regionale, Marco Bacchini, 53enne di Castel Bolognese, il collega Piero Tabellini, 53enne bolognese, Paolo Ferrecchi, 62enne di Prato, l’ex sindaco di Santarcangelo Mauro Vannoni, 72 anni, Antonio Martinetti Cardoni, 50enne di Ravenna, e Paolo Miserocchi, 64enne di Cesena, Monica Guida, 57enne di Bologna, Alberto Cervellati, 56enne di Ferrara, infine il legale rappresentante dell’omonima ditta che ha effettuato i lavori, Vanni Biguzzi, 55enne di Forlimpopoli (tra i difensori, gli avvocati che li difendono Lorenzo Valgimigli, Gianluigi Lebro, Ermanno Cicognani, Giulio Garuti, Daniele Vicoli e Mariano Rossetti). Le due restanti posizioni per le quali è stata invece chiesta l’archiviazione sono quella di Davide Parmeggiani, 57enne di Bologna, responsabile di settore sicurezza territoriale e Protezione civile distretto Reno , e Daniela Martini, 54enne di Forlimpopoli risultata rappresentante legale dell’impresa Biguzzi in un periodo successivo ai fatti contestati.

Lavori mai fatti

Le accuse riguardano non solo gli interventi che in quei 16 mesi trascorsi tra i due eventi climatici avrebbero dovuto mettere in sicurezza il territorio lungo le sponde del fiume Lamone. L’inchiesta coordinata dal procuratore capo Daniele Barberini e dal sostituto Francesco Coco estrapola anche piani e relazioni che erano a disposizione dei manager e dei tecnici regionali e che in virtù del ruolo ricoperto si presuppone essi conoscessero. Da oltre 20 anni quei documenti indicavano le criticità idrogeologiche della zona individuando le urgenze da affrontare. Atti come il Piano stralcio per l’assetto idrogeologico del 2001 che collocava Traversara in una “zona di rischio per l’effetto dinamico del crollo arginale”. O la relazione idraulica del 2016, che raccomandava la ricostruzione di una passerella pedonale che impediva l’ampliamento delle sezioni dell’alveo. Lavori mai fatti. E nel 2024 Traversara ne ha fatto le spese. Quanto a Boncellino, con il fiume trasformato in un letto di legname addossato al ponte ferroviario e la rottura di parte dell’argine, sono finiti sotto inchiesta i lavori di somma urgenza disposti dopo il maggio 2023. Cinque milioni di euro. Ecco la cifra spesa - secondo i pm - per interventi affidati frettolosamente e in deroga al limite del Codice degli appalti (che prevede uno zero in meno), senza poi verificarne l’efficacia. Secondo i consulenti del politecnico di Milano nominati dalla Procura, quella cifra avrebbe coperto opere eseguite senza studio né progetto, spacciate per ripristini, costosissime ma inutili. Lo dimostrerebbe la situazione attuale, rimarcata nel capo d’accusa: quella di un suolo che in caso di nuove piene rischia ancora il collasso.