Siringhe e spaccio nella casa Acer, anziano condomino denuncia e viene aggredito
Ferito a una mano con un coltello: l’incubo di un uomo invalido che si occupa della manutenzione dell’area verde del condominio in via Uccelliera a Modena raccontato dalla figlia
MODENA. Paura di entrare in casa propria. Paura di fare visita al padre senza rischiare un’aggressione. Paura, persino, di salire le scale con il timore di trovarlo a terra, ferito, con addosso i segni dell’ennesima violenza. Questo l'incubo quotidiano di una donna modenese, che da mesi vive sotto minaccia perché il padre, un uomo invalido e anziano che si prende cura del verde condominiale in una casa Acer di via Uccelliera, avrebbe osato denunciare il degrado che circonda gli spazi condominiali comuni.
Le minacce
Tutto sarebbe infatti iniziato dopo una decisione presa in sede condominiale: affidargli la manutenzione dell’area verde comune. Ma quella scelta, invece di migliorare la situazione, è riuscita a scatenare una spirale di violenza inaudita. «Noi qui non ti vogliamo». «Tu di qua te ne devi andare». «Meglio che ti porti via tuo padre perché sennò lo ammazziamo». «Lo mettiamo in un pilastro di cemento». «Ti facciamo saltare la macchina in aria». Questo è solo un estratto delle intimidazioni che quotidianamente padre e figlia si sentono dire da soggetti legati allo spaccio che gravitano nell’area, come apprendiamo dalla regolare denuncia che hanno sporto ai Carabinieri. E oltre alle carte, ci sono anche le parole. Le parole di una figlia che si ritrova oggi a scegliere se preferisce essere lei il bersaglio delle aggressioni, o lasciarle a suo padre.
Le siringhe
«Sono esausta, non ne posso più – racconta –. Viviamo con un’ansia continua. Ogni volta che vado da lui ho paura. Sembra quasi che dobbiamo giustificarci di essere persone per bene e di abitare lì». La vicenda, ricostruita attraverso le sue parole, parte da lontano. «Mio padre abita in quel palazzo da settembre 2022 – spiega – e per anni ha segnalato alle autorità attività di spaccio, chiamando polizia e carabinieri». Col tempo, il degrado sarebbe aumentato, e l’uomo ha iniziato a essere «stanco di trovare siringhe usate, piene di sangue, nel verde – afferma la figlia – e di vedere lo spaccio crescere sempre di più». Da qui, l’idea di coinvolgere i condomini e di proporre una gestione condivisa degli spazi comuni, poi formalizzata in assemblea con la nomina a manutentore. «Ecco – dichiara – quello è stato il momento in cui tutto è precipitato». Così, le minacce sono diventate quotidiane, e presto si sono trasformate in aggressioni: «Uno di questi soggetti lo ha ferito alla mano con un coltello – riferisce – e in un’altra occasione, davanti ai carabinieri, io sono stata presa per il collo. Addirittura, hanno provato a investirlo con la macchina l’altra sera».
Le denunce
E oltre a tutto questo, alle minacce, alle intimidazioni, alla violenza, padre e figlia ci tengono a denunciare anche un altro aspetto: «il silenzio». «Nonostante le segnalazioni inviate anche tramite Pec a istituzioni e amministratori, nessuno si è fatto sentire, neanche per chiedere come stiamo – afferma –. Anzi, ci è stato detto di non farci vedere in giro perché la situazione è pericolosa». Una risposta che la donna non accetta: «Spero che la nostra denuncia ci porti ad avere almeno un ordine restrittivo, non solo per me e mio padre, ma anche per tutte le famiglie con bambini che vivono lì. Non possiamo essere noi persone oneste a rinunciare alla libertà – conclude – . Vorremmo solo vivere senza paura».
