Uccisi 1.500 volatili per il pericolo aviaria: si rischia il processo
Indagine partita da un’associazione di Bomporto
BOMPORTO. È partito da Bomporto l’esposto che rischia di mandare a processo un’importante cooperativa agricola di Forlì-Cesena, diversi operatori e due veterinarie dell’Ausl di Romagna con un’accusa pesante: l’uccisione con sevizie di 1.500 volatili.
L’associazione di Bomporto
Si tratta dell’associazione animalista “Nati per vivere” di Bomporto, che dal 2012 si batte per la tutela degli animali. La possibilità che si possa aprire un processo è concreta: nell’ultima udienza che si è tenuta in tribunale a Ravenna, la “Nati per vivere” è stata ammessa come parte civile, così come Animal Liberation, un’altra associazione animalista, con sede a Bologna. Il giudice deciderà per l’eventuale processo a giugno. Il caso ha fatto e sta facendo tuttora molto discutere. Risale al 2022, quando a seguito di un focolaio di influenza aviaria venne ordinato l’abbattimento di 1.500 volatili in un allevamento del Ravennate. Tra essi, anatre, polli, pavoni, fagiani e oche.
I fatti
La contestazione mossa dall’associazione di Bomporto riguarda le modalità di uccisione. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, più animali furono catturati contemporaneamente con un retino, costretti a posture innaturali e dolorose, schiacciati gli uni sugli altri mentre tentavano di fuggire da gabbie di contenimento troppo piccole. La fase finale dell'uccisione si sarebbe, inoltre, svolta con l’immissione di gas asfissiante dall'alto anziché dal basso, come raccomandato dalle linee guida, causando un’agonia prolungata agli uccelli. L’associazione di Bomporto ha contattato anche la Lav di Modena, secondo cui nelle operazioni del 4 aprile 2022 sono stati uccisi anche volatili rari, e non tutti a rischio aviaria. Per la Procura, le due veterinarie avrebbero consentito la soppressione anche di volatili ornamentali senza reale necessità. E non avrebbero controllato l’operato degli operai della cooperativa, omettendo di rilevare, interrompere e correggere l’applicazione di metodi ritenuti crudeli. Nonostante il compito dell’Ausl sia di tutelare la salute pubblica anche attraverso la tutela della salute e del benessere degli animali.
La denuncia
Non era scontato ottenere l’ammissione come parte civile di un’associazione come quella di Bomporto, che ha sede fuori dalla provincia interessata dal caso. La “Nati per vivere” si è rivolta all’avvocato Marco Tarantini di Modena, che ha dimostrato il suo interesse diretto nel caso: «L'associazione si era occupata della vicenda dell’allevamento anche prima dell’abbattimento – spiega – e si era resa disponibile a fare da ricovero per gli animali che erano da tenere in quarantena, essendo fornita di un codice stalla accreditato dalla regione. Ha dimostrato inoltre di ricevere animali malati inviati da diverse Ausl della regione, non solo di Modena. Ha poi sporto la denuncia in prima persona, raccogliendo materiale e svolgendo anche indagini difensive. Tutto questo ha legittimato agli occhi del giudice la domanda di costituzione di parte civile».l
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