Autista aggredito, il racconto choc: «Mi ha seguito per vendicarsi»
Prima lo sputo, poi i calci: il racconto dell’operatore di Seta. L’uomo pretendeva di salire in un punto in cui non è prevista la fermata
MODENA. Emergono nuovi dettagli sull’aggressione ai danni di un autista di Seta avvenuta mercoledì in stazione dei treni raccontato ieri (28 maggio) dalla Gazzetta. Un operatore della ditta di trasporti è stato aggredito da un passeggero che pretendeva di salire in un luogo in cui non era prevista la fermata.
Il racconto
«Il primo contatto con l’uomo è avvenuto in autostazione, lì è iniziato l’incubo. Poi mi ha “seguito” per aggredirmi». A raccontare è proprio l’operatore dell’azienda di trasporti vittima del tragico episodio. «Sono partito in autostazione sulla linea 7, dovevo dirigermi in stazione ferroviaria. Ho percorso poche decine di metri e l’uomo si è messo in mezzo alla strada perché voleva salire. Io ho inchiodato, ma gli ho detto che non potevo farlo salire, per motivi di sicurezza è vietato sostare in punti in cui non è prevista la fermata, ma poteva prendere un altro mezzo della stessa linea che sarebbe partito di lì a poco. Lui ha iniziato a gridarmi contro offese e ingiurie e ha preso a calci la porta affinché io la aprissi. Io ho proceduto senza farlo salire e mi sono diretto in stazione. Lui intanto ha preso l’autobus successivo».
L'aggressione
L’episodio choc va in scena pochi minuti dopo. «Alla stazione dei treni ho fermato il mezzo e lui è sceso da quello dietro. Mi è venuto incontro e dal finestrino ha ricominciato a ricoprirmi di ingiurie. Poi mi ha sputato in viso. Se n’è andato con fare minaccioso, e io ho temuto che potesse fare male a qualcun altro. Così sono sceso – continua l’autista – per seguirlo e tenerlo sott’occhio e cercare qualche agente di polizia. Lui mi ha visto, si è girato e mi ha aggredito. Mi ha tirato un violento calcio alle gambe. Sono caduto a terra e ho sbattuto anche la testa. È poi fuggito verso la stazione, io con le forze rimaste mi sono alzato per cercare nuovamente degli agenti. Di solito la stazione è molto presidiata ma in quel momento non c’era nessuno». L’uomo, intanto, discende il sottopasso e sparisce. «A quel punto – continua l’autista – mi sono fermato perché ero pieno di lividi e contusioni. Non riuscivo più a continuare il servizio e così sono andato al pronto soccorso. Mi hanno dimesso con cinque giorni prognosi, farò presto denuncia ai carabinieri. Purtroppo, ogni giorno per noi autisti è un inferno: siamo in balia di questi soggetti, non ci sentiamo sicuri, non siamo tutelati. Quello che lancio è un appello: mai più episodi di questo tipo, siamo esasperati», conclude l’operatore.
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