Gazzetta di Reggio

Nonantola

Alluvione 2020, Aipo condannata: famiglia risarcita di 120mila euro

di Mattia Vernelli
Alluvione 2020, Aipo condannata: famiglia risarcita di 120mila euro

L’Agenzia accusata di non aver svolto manutenzione sul fiume

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NONANTOLA.  Una famiglia colpita dall’alluvione di Nonantola del 2020 riceverà un risarcimento di 120mila euro da Aipo per i danni subiti. Lo ha stabilito con una sentenza il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche di Firenze. Si tratta della settima famiglia risarcita dopo che i magistrati hanno riconosciuto la piena responsabilità all’Agenzia Interregionale per il fiume Po dei tragici fatti di sei anni fa, quando la rottura degli argini del Panaro provocò l’allagamento del paese, con decine di persone che furono evacuate, mentre abitazioni, negozi, attività produttive, automobili e terreni vennero sommersi dall’acqua.

La decisione

L’alluvione era stata causata, sempre secondo i giudici, dalle inadempienze da parte di Aipo sulla manutenzione degli argini, perforati e indeboliti dalle tane delle nutrie. Le famiglie sono solo le prime che hanno ottenuto il riconoscimento dei danni: quelle che, assistite dall’avvocato Stefano Calzolari, hanno presentato ricorso al Tribunale, sono un centinaio. Quella dei giudici fiorentini dei giorni scorsi è la prima sentenza che riconosce formalmente le responsabilità di Aipo: le altre sei famiglie avevano infatti ottenuto risarcimenti tramite ordinanze emesse dai giudici. Tuttavia, in quest’ultimo caso, Aipo si era opposta, e il Tribunale ha dunque incaricato dei periti per approfondire le indagini e anche in questo caso il verdetto è stato il medesimo.

«Non fu evento eccezionale»

Sono dunque state confermate ulteriormente le inadempienze ben evidenziate in un’altra relazione di tecnici elaborata nel 2022. Il primo punto evidenziato in quel documento era che «non ha senso parlare di evento del 2020 come “eccezionale”, in relazione al fatto che residuava ancora un franco di sicurezza di 1.3-1.4 metri dalla sommità arginale e nel secolo scorso si erano verificate anche delle tracimazioni. Per cui si è certi che quel tratto di fiume Panaro ha conosciuto livelli ben più alti di quello del 6 dicembre 2020». La relazione si concentrava quindi sullo stato degli argini. «Ci sono altre concause che possono aver favorito o amplificato il fenomeno, ma l’innesco che il Comitato tecnico ritiene il più probabile rispetto agli altri è la presenza di tane relitte o attive». La pressione dell’acqua, in presenza di tane, «permette l’erosione delle pareti del condotto e allargandolo fino al collasso strutturale dell’argine. Analisi hanno mostrato che è sufficiente un carico idraulico relativamente modesto agente all’interno delle cavità».

 

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