Gazzetta di Reggio

Omicidio a Montese

Ucciso a coltellate, continua la caccia al killer: sentiti la moglie e gli amici

di Daniele Montanari

	La moglie di Daouda Sangare con i carabinieri
La moglie di Daouda Sangare con i carabinieri

Indagini a tutto campo dei carabinieri per l’omicidio del 31enne Daouda Sangare a Montese: il giallo dell’allarme lanciato tre ore dopo

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MONTESE. «Un ragazzo tranquillo, gran lavoratore, che in cinque anni da quando è qui non ha mai dato nessunissimo problema». È questo il ritratto che, girando per Montese, tutti fanno di Daouda Sangare, il 31enne nato in Guinea, ma cresciuto in Costa d’Avorio, ucciso all’alba di domenica 2 agosto nell’appartamento dove viveva al piano interrato di una palazzina in via Righi. Nient’affatto un uomo coinvolto in giri strani che possano far pensare a un omicidio per un regolamento di conti. All’opposto, una brava persona che si dava da fare per costruirsi un futuro, a partire dal lavoro come saldatore in cui si applicava tanto nell’azienda Bernabei di Salto. Dunque, chi mai poteva volerne la morte?

Le indagini

I carabinieri – di Montese, Pavullo e del Nucleo investigativo di Modena – stanno indagando minuziosamente su due fronti: sulle conoscenze di Daouda e sullo scenario nel luogo del delitto. Qui gli approfondimenti sono continuati ben oltre le 16 di domenica, quando la salma è stata portata in Medicina legale dalle onoranze Ferroni e Salomoni di Montese. La pm Laura Galli è rimasta sul posto fino alle 22, il reparto scientifico a mezzanotte stava ancora analizzando e fotografando in casa. Parallelamente, in caserma è stata sentita a lungo la moglie di Daouda, che è arrivata a Montese da circa un mese. E poi i vari amici e conoscenti di lui, per approfondire la sua vita, soprattutto nell’ultimo periodo. E capire se l’assassino è arrivato dal di fuori o dall’interno della sua cerchia di conoscenze.

La moglie

La moglie è un elemento fondamentale in questa fase d’indagine. Secondo quanto riferito dai lei stessa, e confermato dal vicino, era con lui quella sera e quella notte nell’appartamento. La coppia era stata a una festa in paese con amici e poi erano rincasati. Il vicino ha riferito di aver sentito delle grida verso le 5, ma di aver pensato che fossero degli schiamazzi di ragazzi in strada, e di essersi rimesso a dormire. È stato verso le 8 che ha sentito le grida della moglie: accorso, l’ha trovata sul pianerottolo che piangeva. Con lei, un amico. Dietro l’ingresso di casa, il cadavere di Daouda, sul pavimento tutto insanguinato. In quel momento si è chiusa la porta e la donna è rimasta fuori, tanto che è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per entrare con i carabinieri, subito chiamati dal vicino. La donna avrebbe riferito ai carabinieri che qualcuno si era presentato alla porta e aveva litigato con Daouda accoltellandolo a morte, per poi fuggire.

Tanti punti interrogativi

Ci sono da capire diverse cose, in base a questa versione. A partire da cos’abbia fatto la donna per quasi tre ore (se effettivamente l’omicidio risale alle 5) prima di uscire a piangere sul pianerottolo. La cosa che stupisce, è che non sia stata lei a chiamare i carabinieri subito dopo l’omicidio, anche tramite un amico, visto che non parla ancora l’italiano. Si sa che i momenti immediatamente successivi a un delitto sono fondamentali per mettersi sulle tracce del colpevole. L’altra cosa strana è che il presunto omicida dopo una colluttazione così violenta con la vittima, a cui avrebbe inferto diverse coltellate all’addome, sia fuggito senza lasciare tracce di sangue su scale e ingresso. Vedremo se la donna ha saputo fornire agli inquirenti elementi significativi per la caccia al killer, che continua. I conoscenti riferiscono di una coppia tranquilla, a parte qualche litigio. Pare che lui sognasse, con il suo arrivo, di mettere su famiglia. 

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