Le gemelle costumiste modenesi per una storia di dolore: il film sul caso Aldrovandi
Francesca e Roberta Vecchi curano gli abiti per la pellicola dedicata alla vicenda della morte del giovane ferrarese durante un controllo di polizia: «Ispirate dalla figura di mamma Patrizia, la parte più difficile è stata lo studio del corpo di Federico»
MODENA. Le gemelle Francesca e Roberta Vecchi, costumiste modenesi attive sulla scena cinematografica nazionale e internazionale, anima de «Il Posto» e di molte altre avventure creative – hanno firmato i costumi per il film «Lo stato del silenzio», dedicato alla tragica vicenda del giovane ferrarese Federico Aldrovandi, morto a diciotto anni nel settembre 2005 durante un controllo di polizia. Mentre sono in corso le prove degli abiti che andranno sul set a giorni la Gazzetta di Modena ha avuto un’anteprima dal backstage. La pellicola, prodotta da Controluce (casa di produzione di Stefano Muroni, attore e produttore di Ferrara) in collaborazione con Ferrara La Città del Cinema, è diretta da Manuel Benati, autore esordiente ed ex allievo della Blow-up Academy, co-autore della sceneggiatura insieme a Muroni e Valeria Luzi. «Dopo due anni di lavoro – ha dichiarato Muroni – Controluce Produzione realizzerà il film su Federico Aldrovandi e su una famiglia che ha sempre lottato, con coraggio e onestà, per cercare la verità sulla morte del proprio figlio». Sul grande schermo una vicenda che ha segnato la storia recente del Paese, un’opera che intreccia il dolore della famiglia Aldrovandi con la ricerca di verità e giustizia. Al centro Federico Aldrovandi «un ragazzo ferrarese di 18 anni morto in circostanze violente e misteriose. Attraverso una serie di flashback e scene di vita quotidiana il film esplora l’impatto devastante della sua morte sulla famiglia e sulla comunità locale». «Non è solo un film sulla perdita e sulla sofferenza, ma anche un potente grido contro l’ingiustizia e l’abuso di potere».
Francesca e Roberta Vecchi, come è lavorare a questo film?
«Siamo ancora in preparazione, le riprese iniziano il 7 di settembre. Questo è il momento in cui vengono creati i personaggi, i loro caratteri, la loro psicologia, la loro parte intima e poi tutto questo prende forma nei costumi. É un’altra avventura, questa volta molto profonda, perché bisogna portare rispetto verso ciò che è accaduto e quindi studiare perfettamente queste persone, per poi distaccarsene, così da renderle credibili e concrete attraverso una visione artistica e cinematografica. Una sfida e una responsabilità molto forte. La bellezza del nostro lavoro consiste nel riuscire a mettere poesia dove si trovano dolore e ingiustizia».
Quanto è importante, oggi, a 20 anni dalla sua tragica fine, ricordare Federico Aldrovandi?
«Moltissimo. Ci siamo impegnate profondamente. Anche perché c’è una reiterazione nella società di queste malvagità, di questo abuso di potere. Siamo state ispirate dalla figura della mamma di Federico Aldrovandi, Patrizia, che ha mosso un’intera nazione, con un blog, parlando di quello che era successo al figlio. Di cui all’inizio non era consapevole perché le raccontavano un’altra realtà. La forza di questa donna – come emerge anche dagli atti – può veramente spostare le montagne. Infatti è riuscita a trasformare le bugie in verità, a far riaprire il caso e a far condannare 4 poliziotti. Tutti quelli che sono coinvolti nel film mettono a disposizione consulenza e professionalità per rendere giustizia per la seconda volta a questo ragazzo».
Qual è la chiave per mettere un costume a un fatto di sangue?
«L’arte, la creatività e la poesia. Dopo aver visto ogni singolo frame dei video, ogni fotografia lacerante di Federico defunto, studiando ogni frammento dei suoi vestiti sporchi di sangue, distrutti dalle manganellate dei poliziotti, inizia la creazione del costume che rende onore e verità a quello che è successo, lo riproduce, aggiungendo la parte che è stata negata: la poesia, l’arte e l’amore. Il film è diviso in due blocchi. Una parte giovane, colorata, piena di vita, fatta di flashback, e la parte della realtà con i politici, i poliziotti, il processo, e con la morte di Federico, ingiusta, che è tutta più sui colori lividi, azzurri, grigi, blu. La parte dello studio sul corpo di Federico Aldrovandi è stata dolorosa però indispensabile perché nascondere non serve a nessuno. Nella parte colorata che lo riguarda prevale il colore rosso che è il colore del dolore, come dell’amore. Tutti i particolari rossi – usati anche addosso alla mamma – simboleggiano questo dolore persistente che nessuno riuscirà a togliere. Un grande onore partecipare a questo film».
Controluce, in passato, ha prodotto «Oltre la bufera», film dedicato alla storia di don Giovanni Minzoni, e «Il soldato senza nome», sulla storia dei soldati della Prima guerra mondiale afflitti da stress post traumatico. Per le riprese sono stati fatti dei casting sul territorio ed è stata lanciata una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe. I sostenitori che sceglieranno di indicare il proprio nome saranno inseriti nei titoli di coda della pellicola. Studenti e giovani diplomati della Blow-up Academy di Ferrara sono stati chiamati a prendere parte sia al cast artistico sia a quello tecnico. Il film sarà ultimato e distribuito il prossimo anno.
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