Gazzetta di Reggio

Serrande abbassate

Negozi chiusi, il conto è salato. In provincia risultano persi 115 milioni

di Maria Sofia Vitetta
Negozi chiusi, il conto è salato. In provincia risultano persi 115 milioni

Confesercenti: «Commercio di prossimità in piena emergenza»

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MODENA Quante volte è capitato di fermarci per un attimo davanti a una vetrina vuota, pensando: “Ma qui non c’era..?”. Di alcuni negozi sono rimaste solo le insegne, di altri nemmeno quelle. Il fenomeno della desertificazione commerciale salta ormai all’occhio, tra serrande abbassate e spazi espositivi polverosi anche nel cuore del centro storico.

Danni ingentissimi

Un danno per il territorio che Confesercenti è riuscita a quantificare: dal 2019 al 2025 sono andati persi 115 milioni di euro se si considera anche tutta la nostra provincia, mentre la sola città di Modena risulta in negativo per 41 milioni di euro. «Sono stime, peraltro, al ribasso», ha spiegato ieri mattina Marvj Rosselli, direttrice provinciale di Confesercenti Modena, commentando i dati.
«Da cosa nascono? Dalla perdita di posti di lavoro e del versamento di fiscalità locale, perché se le imprese chiudono non possono pagare imposte e contribuzione. A questi aspetti si aggiungono altri problemi. Il venir meno della sicurezza in strade poco frequentate. Il degrado, perché manca chi cura anche gli spazi limitrofi alla propria attività. La perdita di identità dei luoghi, importante per un discorso di attrattività turistica». Demonizzare il sistema di vendita online, che potrebbe essere impiegato in modo fruttuoso anche dal piccolo commerciante, non è la strada giusta. Le abitudini di consumo sono cambiate, chiedono di stare al passo con i tempi.

La concorrenza dell’e-commerce

Il problema è rappresentato dalla concorrenza delle grandi piattaforme di e-commerce, che non giocano ad armi pari per tassazione, certificazioni di sicurezza della merce, regole sulle offerte promozionali. Negli ultimi 6 anni il Paese ha visto scomparire oltre 111mila imprese di commercio al dettaglio, 272 solo nel comune di Modena e 769 in provincia. «Per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale attraverso occupazione, redditi d'impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Nel momento in cui, invece, la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio». Quando si è a caccia di un locale in cui pranzare fuori casa o sedersi per un aperitivo, la prima impressione non conferma il trend di continue chiusure. Il settore del food non sembra essere coinvolto dalla moria che tocca i negozi, ma si tratta di una percezione che l’associazione di categoria considera vera solo in parte.
«Ci sono più aperture di pubblici esercizi, ma dobbiamo specificare che non riguarda tanto i bar tradizionali, che, anzi, risentono anche loro di una crisi e sono diminuiti. Nel solo centro storico 15 hanno chiuso in 10 anni», ha specificato Rosselli. «Stanno funzionando tante attività di ristorazione sia tradizionale, sia veloce», un fatto che viene ricondotto alla crescita del turismo e alle scelte dei giovani, che difficilmente rinunciano a momenti di socialità a tavola.

In provincia mancano i servizi commerciali essenziali

Resta ferma l’urgenza di provvedimenti per contrastare la perdita ormai dilagante di servizi essenziali. «In provincia di Modena ci sono dodici comuni che non hanno un’edicola, sei senza una macelleria, uno che non dispone nemmeno di una rivendita del pane. L’elenco potrebbe essere lungo». In questi mesi Confesercenti sta promuovendo una proposta di legge di iniziativa popolare, per la quale sono già state raccolte 40mila firme in Italia.

L’appello di Confesercenti

«Chiediamo ai cittadini di darci una mano. Vogliamo una normativa che tuteli il commercio di prossimità. Non chiediamo sovvenzioni a pioggia, ma che vengano istituite zone speciali di prossimità concordate tra governo, regioni e comuni. Possono riguardare un'intera città, un borgo o un quartiere che necessita di sostegno. Devono essere aree dove le piccole imprese possano godere di un regime fiscale agevolato, di minore burocrazia, di formazione e possano accedere ad un fondo per facilitare l'accesso al credito».

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