Gazzetta di Reggio

Il caso

Aggressione shock a Cavezzo: «Mi hanno rubato la stampella, poi lo spintone e la ferita alla testa»

di Enrico Ballotti
Aggressione shock a Cavezzo: «Mi hanno rubato la stampella, poi lo spintone e la ferita alla testa»

Un 35enne aggredito senza motivo dal branco: «Non accada più»

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CAVEZZO. «Prima mi hanno rubato la stampella, indispensabile per i miei spostamenti, poi non contenti mi hanno spintonato e fatto cadere». Questo il racconto di quanto, di grave, accaduto nelle scorse sere a Cavezzo. La vittima dell’episodio è un 35enne del paese che è dovuto ricorrere alle cure del Pronto soccorso: «Perdevo sangue, credo di aver perso anche i sensi o comunque dopo quel colpo alla testa non ero lucido. Ho solo sentito questi bulli che gridavano “C’è il sangue, c’è il sangue”. E come poteva essere diversamente, mi avevano buttato a terra e io avevo colpito con la nuca una panchina di ferro...». Tre punti di sutura per il cavezzese: «Ma non sono i tre punti, non è una questione di numeri. Qui il discorso è più ampio. Si tratta di un fatto sociale, di ragazzi tra i 18 e i 20 anni che si comportano da bulli e se la prendono con due persone».

L’aggressione

Già, perché il 35enne era in compagnia di un amico: «Esattamente. Eravamo all’esterno di un locale di piazza Fratelli Cervi, eravamo tranquilli quando queste persone hanno iniziato a prendersela con noi. Mi hanno anche rubato la stampella, che in questo momento della mia vita è indispensabile. Senza, infatti, non riesco a muovermi. Il mio amico ha rincorso quei ragazzi per recuperare, appunto, la stampella. Quando ci è riuscito e me l’ha riconsegnata, uno di questi individui mi ha spinto e fatto cadere. Così mi sono ferito alla testa. Non voglio che questa ingiustizia finisca così. Sporgerò denuncia – continua l’uomo aggredito dal branco – e spero che vengano visionate le telecamere che sono presenti in zona. Quello che per loro, solo per loro, era iniziato come uno scherzo è poi degenerato e poteva finire anche peggio. Sono situazioni che non devono più ripetersi». 

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