Gazzetta di Reggio

Il caso

Don Mattia Ferrari a processo: «Attaccato per aver difeso i migranti da un account legato a Frontex»

di Daniele Montanari

	Don Mattia con i suoi legali: Francesca Cancellaro (a destra) e Nausicaa Turco
Don Mattia con i suoi legali: Francesca Cancellaro (a destra) e Nausicaa Turco

Don Mattia Ferrari davanti al giudice al processo contro l’hater

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Ha ripercorso ieri mattina (18 settembre) davanti al giudice tutta l’inquietante vicenda di minacce e intimidazioni di cui è stato vittima don Mattia Ferrari, cappellano modenese di Mediterranea Saving Humans più volte a bordo delle navi che salvano i migranti in mare.

Il sacerdote davanti al giudice

Il sacerdote ha testimoniato come parte lesa nel processo che vede accusato di diffamazione aggravata Robert Brytan, il 56enne nato in Polonia, residente in Germania ma con cittadinanza canadese, ritenuto la persona – o una delle persone – dietro ai due profili social da cui sono partiti gli insulti e le minacce al don. A lui, molto vicino a Papa Francesco, è stato dato tra l’altro del “nazista” e del “comunista assassino”, nonché del sostenitore con la mafia italiana del traffico di esseri umani. Secondo quanto emerso dal team investigativo di Mediterranea, Brytan, che sarebbe legato a Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera, avrebbe avuto accesso a documenti riservati nell’ambito dei rapporti tra Italia e Libia, documenti utilizzati per campagne denigratorie soprattutto attraverso l’account di X (ex Twitter) @rgowans, che il don ha denunciato nell’agosto 2021. «Questo account è considerato dagli esperti il portavoce della mafia libica» ha ribadito don Mattia davanti al giudice. «@rgowans ha pubblicato foto aeree fatte da velivoli militari – ha rimarcato – materiale riservato che poteva avere solo Frontex. E tramite gli hashtag, nei post continuava ad ammiccare a Frontex». È un aspetto particolarmente inquietante della vicenda questo: esiste un legame tra l’account e Frontex? Don Mattia ha ricordato anche l’interrogazione parlamentare sulla diffusione del materiale. «Fino al mese scorso – ha precisato – @rgowans continuava ad avere foto di persone respinte, umiliate e inginocchiate per terra».

L’intento dell’account @rgowans

Secondo l’accusa, l’intento di @rgowans era quello di gettare discredito su don Mattia per l’azione di contrasto alla mafia libica fatto da Mediterranea: «Sono stato iscritto nel registro degli avversari, c’è un legame tra tutti gli attacchi che mi sono stati rivolti». Il don ha detto di aver temuto anche per la sua famiglia: «Il 28 dicembre 2023 c’è stato un tentativo di intrusione a casa dei miei genitori – ha riferito – da parte di una persona che è stata inquadrata dalle telecamere, ma mai identificata». «Io uso i social per il mio ministero – ha sottolineato – essere accostato a nazisti e comunisti, che uccisero tanti preti, è particolarmente infamante per un sacerdote. Sono stato attaccato per aver difeso la dignità dei migranti in Libia». All’uscita dall’udienza, don Mattia ha rilanciato le sue preoccupazioni: «Continuiamo a dire che l'attività di @rgowans, di questo account X che si è guadagnato il nome di portavoce della macchina libica, è enormemente preoccupante e che, soprattutto, fa parte di questo pericolosissimo e terribile sistema di respingimenti e traffico di esseri umani che continua in modo incessante. Purtroppo, l'attenzione in Italia e in Europa è calata molto sul Mediterraneo. Eppure quest'anno si sta registrando un numero record di naufragi. E i report che arrivano dalle Nazioni Unite denunciano il fatto che il potere della mafia libica sta crescendo, non calando. Tanto che, ancora oggi, parlano ormai di un’economia integrata costruita attraverso il traffico di esseri umani, di droga, di petrolio. E continuerà a crescere finché non si interverrà per contrastarla». 



 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google