Otto morti sul lavoro e 9mila infortuni in sei mesi: l’allarme a Modena
Il quadro di Anmil emerso durante la 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro: «Denunce su del 4,6% Malattie professionali: + 25,7%»
MODENA. Oltre novemila infortuni denunciati in sei mesi, otto esposti per incidenti mortali e un’impennata delle malattie professionali. I numeri raccolti da Anmil su dati Inail raccontano una realtà che a Modena continua a destare preoccupazione: lavorare resta, troppo spesso, sinonimo di rischio. Un quadro emerso con forza durante la 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. La correlazione tra produttività, industria, lavoro e infortunio a volte sembra ancora scontata, un rischio da mettere in preventivo per far crescere l’economia. La sicurezza tende a diventare un adempimento burocratico, un’uscita nei bilanci, tralasciando quel: «E se non dovesse andare come previsto? ».
I numeri spaventano
I dati provinciali fanno riflettere sulla necessità di investire nella prevenzione, in controlli e formazione: tra luglio e gennaio 2025 sono stati 8686 gli infortuni denunciati a Modena, 9085 negli stessi sei mesi del 2026, con un incremento del 4, 6%. Allo stesso tempo, 5 contro 8 rappresentano gli esposti per incidenti mortali secondo l’elaborazione Anmil su dati Inail. Non mancano, però, tante situazioni di malattie professionali, che hanno visto un incremento del 25, 7%, passando da 449 a 613 casi.
L’evento di Anmil
La Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro promossa da Anmil, si è celebrata ieri presso l’Auditorium dell’Istituto Corni. «In Emilia-Romagna sono state 77mila le denunce di infortunio in tutto il 2025, rispetto alle 600mila nazionali. A livello provinciale il numero dello scorso anno è stato di quasi 15mila casi, un dato in lieve aumento che colloca la nostra città in seconda posizione dopo Bologna», ha sottolineato Carmelo Faliti, direttore di Inail Modena.
«Senza controlli non ci può essere sicurezza. La vigilanza è un uno strumento fondamentale per assicurare il rispetto della normativa sui luoghi di lavoro. Nella sede di Modena abbiamo quattro ispettori, a livello regionale circa una ventina. È evidente che il numero è abbastanza risicato e che necessiterebbe di un forte incremento». Marina Beneventi Merini, presidente territoriale di Anmil, ha sottolineato il bisogno di una Procura Nazionale del Lavoro, capace di rendere mirate, veloci e specializzate le indagini sugli infortuni e sulla sicurezza, con il fine di dare giustizia. Oltre a questo, «chiediamo ancora una volta l’istituzione del reato autonomo di omicidio sul lavoro, senza nasconderci dietro l’omicidio colposo quando le responsabilità sono chiare», ha ribadito Beneventi Merini. «Dietro ogni numero c’è una persona. Spesso non ci si domanda chi ci sia dietro quella tragedia, quanto sia stata stravolta la vita di chi lo ha cresciuto, di chi gli è stato accanto, di chi, improvvisamente, non lo ha più visto seduto a tavola, giocare a calcio, ballare, sorridere. Non è retorica».
Gli interventi
Il lavoro, occasione di dignità e riscatto, può diventare causa di invalidità e morte, obbligando a convivere per il resto della vita con una disabilità o lasciando il peso dell’assenza per chi resta. Competere e produrre innesca, così, una contraddizione che mette da parte benessere e realizzazione di sé. Secondo Massimo Mezzetti, sindaco di Modena, per arginare questa tendenza le norme non sono sufficienti. Serve una vera e propria cultura della sicurezza che attraversi la società: «Tra poco partirà una campagna informativa promossa dal Comune per diffondere e divulgarla: controlli e sanzioni sono indispensabili, ma da soli non bastano». Il primo cittadino ha ribadito l’importanza di operare sulla sensibilizzazione, per datori e dipendenti più consapevoli del fatto che tutelare chi lavora sia una responsabilità condivisa.
L’analisi
«L’Emilia-Romagna è una delle regioni d’Italia a più alta incidenza di infortuni? Purtroppo è vero. La prima reazione è dire che siamo anche uno dei luoghi con l’economia più dinamica, con il maggior tasso di industria. Non ci si può arrendere all’idea che questo comporti un aumento del tasso di pericolo, di incidenti e di morti», ha commentato Giovanni Paglia, assessore regionale al Lavoro. «Anche se l’Emilia-Romagna sui controlli nelle aziende batte il livello del 5% fissato a livello nazionale, arrivando a una percentuale del 7, 5%, dobbiamo fare di più». La maggior parte degli infortuni gravi e mortali si verifica all’interno della catena degli appalti, che a volte si allunga per ottenere un risparmio economico, a discapito delle tutele e dell’organizzazione della sicurezza. «Con il Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, firmato di recente dalla Regione, ci siamo dati l’obiettivo di intervenire sugli appalti privati, di provare a costruire protocolli che costringano le imprese ad incorporare con grande forza il tema della sicurezza. L’obiettivo è fare in modo che questo avvenga sempre, non solo nella maggior parte dei casi».
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