CONTENUTO SPONSORIZZATO
Il risparmio dei reggiani alla prova del coronavirus
Le preoccupazioni per il Covid-19 si estendono anche all’economia. Gli esperti suggeriscono di evitare vendite affrettate. Sì alla prudenza e attenzione a cogliere opportunità
Interi Stati chiusi, crollo dei consumi, blocco del turismo e riduzione dell’export: il coronavirus sta provocando pesanti ripercussioni non solo in ambito sanitario, ma anche economico. A poco più di un mese dall’inizio del contagio le preoccupazioni generate dal Covid-19 gettano incertezza sul risparmio dei reggiani sfociando sui mercati, dove l’altalena rappresenta la costante delle ultime settimane. Piazza Affari è l’esempio più lampante. A fine dicembre era la regina delle Borse globali, mentre da fine febbraio ha perso oltre 14 miliardi ed evidenziato un calo del 30%.
Anche i dati dell’economia reale spaventano. Secondo uno studio condotto da Cerved, un’azienda su dieci rischierebbe il fallimento nel caso in cui l’emergenza non si arrestasse entro l’anno, con conseguenze che potrebbero essere ancora più drammatiche in un’area fortemente produttiva come quella reggiana. Numeri che Confindustria traduce in una previsione che ipotizza un calo del 6% dell’intero Pil italiano nel 2020.
Niente panico, vendere in maniera affrettata è sbagliato
“In questa fase i risparmiatori del territorio devono proteggere sia i patrimoni familiari che quelli legati all’impresa, ma hanno bisogno della guida di un professionista - commenta Alessandro Mauri, Area Manager di Banca Generali Private in Emilia Romagna e Toscana - Malgrado la forte volatilità, non è il momento di vendere perché questo vorrebbe dire farsi condizionare dall’emotività. Meglio concentrarsi sugli obiettivi di lungo termine, controllando sempre in maniera oculata il livello di diversificazione geografica e di decorrelazione tra le diverse asset class”.
L’esperienza del passato per leggere il futuro
La storia e le statistiche ci dicono che i mercati hanno sempre reagito positivamente di fronte a crisi sul modello di quella attuale, recuperando in poco tempo il terreno perso. Nel 2009 l’influenza suina che partì dal Messico fece crollare l’indice Msci Mexico, che però nei tre mesi successivi salì addirittura del 25,7%. Comportamenti simili furono replicati dai mercati nel 2014 con Ebola e nel 2016 con Zika. Se si guarda poi il caso più simile al coronavirus, i numeri possono indurre ancora di più all’ottimismo: nel 2003, infatti, l’epidemia Sars bruciò oltre 25 miliardi di dollari di Pil cinese, ma nei due mesi dopo il cessato allarme l’indice di Borsa di Pechino salì fino al +31%.
“Un modo concreto di aiutare il Paese a ripartire è avvicinare il risparmio all’economia reale, senza dimenticare che ci sono opportunità anche con le forti oscillazioni di questi giorni. Selezionare le aree geografiche, i settori e individuare i giusti tempi di mercato sono operazioni delicate, nelle quali aiutiamo i clienti per conciliare le azioni con i propri obiettivi - spiega Mauri, che dispensa utili consigli - Tra le utility segnalo posizioni interessanti, bene anche il pharma, oltre ad alcuni Paesi emergenti che risultano meno toccati dalle vendite; infine i fondi sostenibili che in questa fase si dimostrano più difensivi”.
La volatilità dei mercati dovrebbe essere ridotta anche grazie agli interventi dei singoli governi e delle banche centrali mondiali. La Bce ha assicurato un nuovo quantitative easing da 750 miliardi di euro per acquistare titoli e la possibilità per i singoli governi di sforare gli obiettivi di bilancio. Stessa strategia negli Stati Uniti da parte della Fed e dell’amministrazione Trump che ha varato un piano di investimenti fino a duemila miliardi. Misure che possono migliorare le prospettive anche per tutti i risparmiatori.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
