Sei condanne per lo scandalo delle patenti facili
Patteggiano tecnici della Motorizzazione, il titolare di una autoscuole e un meccanico
REGGIO EMILIA Sei condanne (per lo più legate a patteggiamenti) e una posizione – quella del funzionario 61enne Antonino Barone, difeso dall’avvocato Ernesto D’Andrea – che sarà giudicata solo a metà dicembre a causa delle delicate condizioni di salute dell’imputato.
E’ il resoconto del processo, tenutosi ieri davanti al gup Alessandra Cardarelli, sulla clamorosa inchiesta della polizia stradale relativa alla Motorizzazione di Reggio e che nel 2013 aveva portato alla luce un sistema di revisioni e patenti facili. Al tirar delle somme, in aula è stata discussa – con rito abbreviato – solo l’imputazione relativa al 50enne Roberto Bigi, fratello dell’amministratore e collaboratore dell’autoscuola “Cooperativa Reggiane”.
Secondo il procuratore Giorgio Grandinetti in occasione di due sessioni di esami di guida (quelle del 22 dicembre 2012 e del 30 gennaio 2013) Bigi aveva consegnato dei soldi al funzionario Barone per corromperlo, in cambio dell’esito postivo delle prove d’esame dei clienti dell’autoscuola. Da qui la richiesta di una condanna a 1 anno e 10 mesi di reclusione.
Su questi due episodi l’avvocato Alessandro Verona ha condotto delle indagini difensive: «Relativamente al 22 dicembre di tre anni fa – entra nel merito l’avvocato Verona – abbiamo dimostrato, con diversa documentazione, che Bigi era a sciare con un amico e i rispettivi figli a Madonna di Campiglio. Ma anche sui fatti del 30 gennaio 2013 c’è una spiegazione ben diversa da quella sostenuta dalla procura. Quel giorno un allievo dell’autoscuola doveva affrontare l’esame di guida e contemporaneamente restituire, per legge, la patente conseguita per la moto, ma non trovandola sarebbe stato necessario fare una denuncia di smarrimento dai carabinieri per poi ottenere il duplicato. Bigi si limitò a chiedere a Barone, verificando poi la cosa per telefono, di controllare che la patente smarrita non fosse finita nella pratica presentata dall’autoscuola».
Il giudice Cardarelli ha assolto Bigi dal primo episodio, ma l’ha condannato per l’altra vicenda a 1 anno e 9 mesi e 20 giorni di reclusione (pena sospesa). A fronte di questa sentenza l’avvocato Verona ha già annunciato che farà appello: «Il mio assistito non è un corruttore».
Avallati dal giudice poi i cinque patteggiamenti presentati, tutti con pena sospesa. Due anni di reclusione per il 50enne Pietro Paolo Tamelli (difeso dall’avvocato Enrico Della Capanna): il titolare di un’officina a Cavriago è finito nei guai per falsità ideologica e corruzione relativamente a revisioni di veicoli mai effettuate, consegnando in cambio dei soldi ai funzionari della Motorizzazione.
Per dei collaudi fantasma (con tanto di ore straordinarie e buoni pasti ottenuti, il tutto inquadrato come truffa) ha patteggiato 10 mesi la funzionaria 55enne Giuseppina Di Cintio (assistata dal legale D’Andrea). Altri due dipendenti della Motorizzazione – il 54enne Pietro Veneruso e il 64enne Ivan Savazza (difesi dal legale Alessandro Conti) – hanno patteggiato rispettivamene 2 anni e 1 anno e 4 mesi per truffa, falsità ideologica e corruzione (solo Veneruso). Infine ha patteggiato 1 anno e 4 mesi anche il 77enne Edoardo Gatti – titolare dell’omonima autoscuola, difeso sempre da Conti – per una storia di patenti “facilitate” da un funzionario.
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