La Manifattura Riese alla conquista della Cina
L’azienda grazie al marchio «Navigare» è conosciuta in tutto il mondo
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RIO SALICETO. Per evitare che la Cina ci invadesse qualche imprenditore reggiano è andato a invadere la Cina. Non è un gioco di parole, ma la realtà. Basta chiedere alla Manifattura Riese, la cui più recente terra di conquista è proprio il «gigante giallo». Dove produce, per vendere in loco, capi d’abbigliamento che i cinesi mostrano decisamente di gradire. E ciò grazie allo stile italiano che si riconosce nel marchio «Navigare» che ormai ha fatto il giro del mondo.
«Credo che le ragioni del nostro successo derivino dalla scelta compiuta all’origine: offrire una moda comoda, pratica da indossare, adatta per qualsiasi evento e per ogni momento». E’ il pensiero di Massimo Brunetti, il giovane imprenditore (laurea in giurisprudenza e master al Politecnico di Milano poi subito al lavoro) che a dispetto dell’ancor verde età si è dovuto assumere larga parte del peso dell’azienda. Dove fortunatamente mamma Franca resta saldamente in sella elargendo consigli che sono preziosi come il pane.
Purtroppo, pochi mesi fa, è immaturamente scomparso papà Leo, ideatore e fondatore di questa attività nata quarantuno anni fa (il battesimo è del 1967). L’impegno iniziale, a quei tempi usuale in zona, era di produrre collant e calze da donna, nuove armi di seduzione femminile chiamate a sostituire le primitive calze di nylon.
La famiglia Brunetti in origine commerciava in granaglie, attività che uno dei fratello, Alberto, proseguì con il capostipite. L’altro figlio, Leo, che si era appena sposato con Franca Jolanda Bertacchini, decise invece di avviarsi su questo filone completamente diverso: produrre calze per conto terzi. La prima denominazione fu infatti di Calzificio Riese. Ma la concorrenza era agguerrita e i benefici modesti per un’azienda artigiana che operava in un garage. Ragion per cui, dopo un paio d’anni di inutili sforzi, Leo Brunetti decise di convertire le macchine ad un diverso compito: tessere intrecci di filati per fabbricare abiti. La scelta andò su capi d’abbigliamento pratici, ideali per una vita dinamica, sportiva, movimentata: obiettivo centrato in pieno. Negli anni Settanta arrivò un proprio marchio e con la produzione la commercializzazione. Una crescita continua fino a diventare committenti di decine, poi centinaia di artigiani in varie regioni italiane. Pronti a controllare ed assemblare i pezzi, «marchiarli», distribuirli. «Navigare» in pianura non è da tutti, eppure questo nome, simbolicamente legato al mare, ha trionfato sulla terra ferma ed ha consentito alla famiglia Brunetti di «prendere il largo». Massimo (fra poche settimane diventerà papà. Auguri) è reduce da un viaggio in Cina dove operano già 15 negozi monomarca che sono destinati a diventare almeno 40 nel corso del 2008.
«Credo che le ragioni del nostro successo derivino dalla scelta compiuta all’origine: offrire una moda comoda, pratica da indossare, adatta per qualsiasi evento e per ogni momento». E’ il pensiero di Massimo Brunetti, il giovane imprenditore (laurea in giurisprudenza e master al Politecnico di Milano poi subito al lavoro) che a dispetto dell’ancor verde età si è dovuto assumere larga parte del peso dell’azienda. Dove fortunatamente mamma Franca resta saldamente in sella elargendo consigli che sono preziosi come il pane.
Purtroppo, pochi mesi fa, è immaturamente scomparso papà Leo, ideatore e fondatore di questa attività nata quarantuno anni fa (il battesimo è del 1967). L’impegno iniziale, a quei tempi usuale in zona, era di produrre collant e calze da donna, nuove armi di seduzione femminile chiamate a sostituire le primitive calze di nylon.
La famiglia Brunetti in origine commerciava in granaglie, attività che uno dei fratello, Alberto, proseguì con il capostipite. L’altro figlio, Leo, che si era appena sposato con Franca Jolanda Bertacchini, decise invece di avviarsi su questo filone completamente diverso: produrre calze per conto terzi. La prima denominazione fu infatti di Calzificio Riese. Ma la concorrenza era agguerrita e i benefici modesti per un’azienda artigiana che operava in un garage. Ragion per cui, dopo un paio d’anni di inutili sforzi, Leo Brunetti decise di convertire le macchine ad un diverso compito: tessere intrecci di filati per fabbricare abiti. La scelta andò su capi d’abbigliamento pratici, ideali per una vita dinamica, sportiva, movimentata: obiettivo centrato in pieno. Negli anni Settanta arrivò un proprio marchio e con la produzione la commercializzazione. Una crescita continua fino a diventare committenti di decine, poi centinaia di artigiani in varie regioni italiane. Pronti a controllare ed assemblare i pezzi, «marchiarli», distribuirli. «Navigare» in pianura non è da tutti, eppure questo nome, simbolicamente legato al mare, ha trionfato sulla terra ferma ed ha consentito alla famiglia Brunetti di «prendere il largo». Massimo (fra poche settimane diventerà papà. Auguri) è reduce da un viaggio in Cina dove operano già 15 negozi monomarca che sono destinati a diventare almeno 40 nel corso del 2008.
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