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Morto Ivano Davoli una vita passata tra giornali e jet set

In alto l’ex direttore della Gazzetta Fiorentino Pirontino insieme a Ivano Davoli
In alto l’ex direttore della Gazzetta Fiorentino Pirontino insieme a Ivano Davoli

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 E' stata una delle firme reggiane più prestigiose in Italia. Un giornalista che ha ispirato un maestro del cinema come Fellini per la realizzazione di un capolavoro come «La dolce vita». Ivano Davoli non c'è più. E' morto ieri pomeriggio all'ospedale Santa Maria Nuova dove era ricoverato da oltre un mese.  Cronista «all'antica» ha vissuto l'era dei mitici Sessanta con il gusto per la notizia, con una particolare attenzione proprio per il cinema di cui era grande appassionato.  Grintoso e graffiante, qualche anno fa aveva rilasciato alla Gazzetta un'intervista nella quale emergeva il suo carattere ironico e pungente.  «Le donne? - si domandava nell'intervista Davoli - Sono la mia vitamina. Mi piacciono e io piaccio a loro. Risposarmi? Sì, ma solo per scherzo».  FONTANA DI TREVI. Ma in quella stessa intervista, Davoli ricorda l'episodio che ispiró Fellini per La dolce vita.  «Ero giovane - raccontava - ma ero giá un giornalista affermato. Lavoravo per Paese Sera, il giornale contro per eccellenza, nel settore Spettacoli. Erano gli anni del boom, Cinecittá sfornava un film dopo l'altro, e la sera si radunava in via Veneto tutta la bella gente di Roma: nobili, giornalisti, attori, cantanti, play boy. Nacque così l'idea di una rubrica quotidiana che chiamai La dolce vita. Avevo una relazione con un'attrice di successo e una notte finimmo dalle parti della mitica fontana dopo una serata un po' folle. Volle fare il bagno, l'episodio finì sui giornali e poi nel film di Fellini».  LA CARRIERA. Ivano Davoli (accento sulla a) era nato a Budrio di Correggio 78 anni fa. Ha cominciato a fare il giornalista a Reggio, poi si è trasferito a Roma dove è stato la firma di punta di Paese Sera durante gli anni della Dolce vita.  Ha lavorato fianco a fianco con i grandi giornalisti dell'epoca, da Cohen a Nodari, da Lajolo a Tutino fino a Mario Lenzi.  Grande esperto di cinema, si è occupato poi del mondo della canzone dove ha fatto anche l'organizzatore.  Grazie alla sua mediazione con le autoritá sovietiche (tra cui un giovane Gorbaciov) è riuscito a portare il Cantagiro a Mosca.  Dopo l'esperienza romana si è trasferito a Milano per dirigere i periodici Settimana tv ed Extra. Qui ha fatto anche l'editore e ha inventato un certo tipo di sponsorizzazioni che poi è diventata del tutto normale nel campo dello sport.  Una delle prime fu «La cambusa di Giorgio Falk», un pool di aziende che in pratica finanziarono il giro del mondo in barca a vela dell'industriale siderurgico e della moglie Rosanna Schiaffino.  Tornato a Reggio, ha acquistato una quota del pacchetto azionario di Ultime notizie che ha lasciato nel 2003 per fondare Stampa reggiana. Viveva da solo in uno splendido appartamento nel centro storico dove riceveva spesso i numerosi amici.  Ha sempre guidato una Jaguar d'epoca, e amava la cucina sarda e quella colombiana.  IL RICORDO. A ricordare Ivano Davoli, anche la Pallacanestro Reggiana.  «Grande appassionato di sport e tifoso di basket è stato in numerose occasioni al palazzetto per tifare Trenkwalder. Tutto lo staff lo ricorda con grande affetto. Simpatico e sorridente in tante occasioni, in particolare nella cena degli auguri di Natale, cui Ivano non mancava mai».  Vicina alla famiglia del giornalista scomparso, anche la Reggiana calcio che ieri, sul suo sito internet, ha pubblicato un comunicato per abbracciare simbolicamente parenti e amici di Ivano Davoli.

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