Gazzetta di Reggio

Reggio

A Santa Croce boccheggia un «Pesce fuor d'acqua»

Giulia Rossi
Giovanni Menada ritratto davanti alla sua opera appena inaugurata
Giovanni Menada ritratto davanti alla sua opera appena inaugurata

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 REGGIO.  Certamente da oggi molti cittadini si chiederanno il senso di una monumentale scultura in acciaio che rappresenta un secchio con un vispo pesce al suo interno, posto a porta Santa Croce. Si chiederanno quale sia il suo significato metaforico o che cosa abbia portato l'abile scultore Giovanni Menada alla scelta di un soggetto così insolito.  Le risposte non esistono perché l'arte contemporanea non prevede un spiegazione unilatarele delle opere ma lascia spazio alla sensibilitá dell'interpretazione del singolo. La scultura è stata pensata proprio con questo spirito. E' lo stesso creatore ad affermarlo: «Quest'opera rappresenta soltanto quello che è, "un pesce fuor d'acqua", a ogni cittadino il piacere di dare la sua libera interpretazione».  Le chiavi di lettura dell'opera, piacevolmente fuori dagli schemi, sono dunque assai svariate. Il Pesce fuor d'acqua potrebbe rappresentare la ricerca di libertá, di movimento, la voglia di vivere nonostante le difficoltá, la frenesia, l'ironia ma anche un emblematico senso di inappartenenza, la voglia di ritrovare le consuete abitudini e quella di ritornare nel proprio habitat. Curioso è il luogo in cui il secchio è fissato ovvero proprio dove un tempo passava un canale che alimentava le seterie di Santa Croce, fra le più grandi in Italia.  La scultura, che senz'altro donerá alla nostra cittá una rinnovata modernitá nello stile, è commissionata dalle famiglie Spallanzani e Fagioli, con l'obiettivo di riqualificare gli spazi pubblici e privati circostanti.  Le parti di cui è composta la creazione, che vanta un peso di ben quindici quintali per un'altezza complessiva di 4,8 metri, sono un classico secchio da pozzo in lamiera di ferro zincata e un pesce, costretto all'interno del recipiente dal quale peró tenta animatamente di uscire, quasi volesse divincolarsi da un destino che proprio non gli appartiene.  D'altronde, se è vero che le creazioni rispecchiano la personalitá dei propri creatori, il «Pesce fuor d'acqua» lo conferma, non mancando di far trapelare estrositá, autoironia e originalitá, tratti caratteriali salienti anche del fervido scultore, pittore e grafico reggiano Giovanni Menada.  «Focalizzerei l'attenzione su tre punti chiave dell'opera - argomenta il critico d'arte Sebastiano Simonini venendo in aiuto ai più dubbiosi -. "Il Pesce fuor d'acqua", giá nel titolo è quasi un'ammonizione indirizzata a tutti noi. Dal punto di vista costruttivo emerge evidente la forza della materia, il peso di oltre quindici quintali di acciaio abilmente plasmato per una raffigurazione fuori scala ma eccenzionalmente dettagliata nei minimi particolari, quasi surreale. E altrettanto intenso è l'impatto ironico e scherzoso di questo lavoro, destinato a diventare un landmark nella cittá al quale presto impareremo a riferirci», conclude Simonini.

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