Gazzetta di Reggio

Reggio

Soffocó la moglie: 15 anni

Elvira Bombara, la vittima
Elvira Bombara, la vittima

Il giudice considera l'ex vigilante psichicamente sano

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 CORREGGIO. Un anno e mezzo fa uccise, soffocandola, la moglie Elvira Bombara al culmine di una lite: ieri l'ex guardia giurata Salvatore Ciocia è stato condannato a 15 anni di reclusione. Una sentenza - in tribunale a Reggio - per nulla scontata, perché il giudice ha valutato la perizia psichiatrica, ritenendo poi l'ex vigilante capace d'intendere e di volere al momento dell'omicidio d'impeto. Il pm Valentina Salvi aveva chiesto una condanna più severa.  L'udienza preliminare - tenutasi con rito abbreviato - si è anche conclusa con un risarcimento-danni di 400mila euro riconosciuto dal gup Angela Baraldi ai due figli minori della coppia costituitisi parte civile tramite i nonni (a cui sono stati affidati dopo la tragedia) e rappresentati in aula dall'avvocatessa Catia Lombardo.  In udienza, comunque, solo avvocati e magistrati: non ha infatti presenziato l'uxoricida, alle prese con seri problemi fisici (dopo il delitto si era sparato, risvegliandosi dal coma cinque mesi dopo) e soprattutto psicologici (è depresso per tanti motivi, non ultimo il rimorso).  Ora è stato trasferito nel carcere napoletano di Poggioreale dove c'è un attrezzato centro clinico e dove i suoi familiari possono più facilmente fargli visita.  Facendo riferimento alla perizia di parte del professor Ivan Galliani, la difesa - costituita dai legali Noris Bucchi ed Elisabetta Strumia - ha chiesto in un'articolata arringa (durata circa un'ora) l'assoluzione per infermitá mentale.  «Il perito ha sollevato molti dubbi sulla capacitá d'intendere e di volere di Ciocia al momento del fatto, visto che non ricorda nulla di quel giorno - spiega l'avvocato Bucchi all'uscita dall'aula - e c'è una precisa norma che prevede come il giudice, nel dubbio, debba assolvere. Comunque sia, fra 45 giorni leggeremo le motivazioni della sentenza, ma sembrano non mancare gli argomenti per fare appello».  Il gup Baraldi - dopo un'ora di camera di consiglio - ha concesso le attenuanti generiche all'imputato, «limando» così di tre anni la richiesta del pm Salvi (18 anni di reclusione).

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