“Il Ribelle”, fino all’ultimo alla ricerca della verità
Intervista a Giancarlo Bocchi, regista del film sul “resistente” Guido Picelli che sarà proiettato questa sera (ore 21) in anteprima al Rosebud
REGGIO
Questa sera (ore 21) al Rosebud sarà presentato in prima regionale il film di Giancarlo Bocchi “Il Ribelle”, dedicato alla leggendaria figura di Guido Picelli, il libertario parmense animatore della resistenza contro i fascisti di Italo Balbo nel luglio 1922 (le famose “barricate” da cui 400 Arditi del popolo costrinsero i soverchianti nemici alla ritirata) caduto in Spagna nel 1936 all’inizio della guerra civile. Così lo racconta l’autore.
Il suo film di qualche anno fa, “Nema problema”, voleva trattare la guerra nella ex-Jugoslavia mostrando le sue tragiche ambiguità. E’ un intento che l’ha mossa anche per le vicende di Guido Picelli?
«Per “Il Ribelle” ho cercato, come nel mio film documentario “Morte di un pacifista”, quella “verità”, come dice un vecchio detto bosniaco, che sta dietro la “verità”. “Nema problema” è un film di fiction, mentre “Morte di un pacifista”, sull’assassinio di Moreno Locatelli a Sarajevo, e “il Ribelle” sono film documentari su fatti realmente accaduti. Rispetto agli altri due, che si riferivano a una storia recente, “Il Ribelle” torna indietro di 70 anni, quindi è stato molto più difficile farlo. Questi tre lavori così diversi sono però accomunati da quella che definirei “la ricerca della verità” o “lo svelamento dell’inganno”. Gramsci ha scritto: “Dire la verità, arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria”. Purtroppo ci si dimentica spesso di questo grande insegnamento».
Crede che il documentario, il film di montaggio o il film/saggio abbiano una loro necessità? Quali vie distributive si potrebbero usare?
«In Italia il sistema mediatico e distributivo è molto vicino a quelli di certi regimi sudamericani degli anni ’60 e ’70: ci sono segnali preoccupanti di una imminente tirannide. Fino a quando non sarà riconquistata una vera democrazia, film come i miei dovranno per forza passare per canali alternativi. Per necessità devo guardare sempre più all’estero. La televisione italiana è solo “format”, gabbie costruite apposta per annullare ogni ricerca, ogni creatività. D’altro canto gli archivi pubblici, con in testa l’Istituto Luce, pretendono per i filmati di repertorio anche 3000-5000 euro al minuto, quando per legge dovrebbero darli a tutti ai soli costi di duplicazione; dopo 50 anni dalla prima uscita, infatti, ogni reperto diventa di “pubblico dominio”. Attraverso i costi alti, quindi, viene favorito un controllo quasi totale della produzione del documentario storico da parte delle multinazionali e dei principali gruppi televisivi. Anche le Cineteche non rispettano la legge e tantomeno, visto che sono finanziate con denaro pubblico, le norme del Codice per i Beni Culturali. Con fortuna e impegno sono riuscito a fare questo lavoro come indipendente; ho trovato i filmati necessari al “Ribelle” in Russia, Inghilterra, Usa e Spagna».
Picelli è un eroe parmigiano e lei viene da quella città. Come mai per la prima regionale ha preferito Reggio?
«Ho deciso di non proiettare il film a Parma per protesta contro l’attuale giunta comunale. Devo aggiungere che hanno contribuito alla mia decisione l’obbrobrio che hanno chiamato “monumento a Picelli” che, in realtà, è un vero e proprio insulto alla memoria del comandante parmigiano.Sono nato nell’Oltretorrente e mi addolora non mostrare il film alla mia città, ma fino a quando il sindaco e il suo entourage non se ne saranno andati “Il Ribelle” a Parma non si vedrà. Ho accettato con piacere di fare questa anteprima a Reggio per i legami che ci furono tra gli Arditi del Popolo di questa città e Guido Picelli».
Tullio Masoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
