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Meneghetti: «La ’ndrangheta ha il cuore pulsante a Reggio»

Un libro dell’ex funzionario del Pci sulle infiltrazioni della criminalità organizzata tra la nostra provincia e quella mantovana, attraverso la lettura degli articoli dei giornali


05 ottobre 2011


Reggio cuore pulsante della ’ndrangheta, mentre Mantova è una filiale». E’ l’inquietante conclusione a cui è giunto Claudio Meneghetti (ex esponente del Pci, ex consigliere comunale, oggi chef e scrittore e ricercatore per passione) che ha condotto un’indagine raccogliendo gli articoli apparsi sulla Gazzetta di Mantova e sulla Gazzetta di Reggio negli ultimi vent’anni: ne è uscito un quadro a tinte decisamente fosche che l’autore sintetizza così : «C’è una vera e propria guerra tra gruppi della criminalità organzizata che dura da circa 25 anni ed è tuttora in corso per conquistare il “mercato” mantovano. In questo lungo periodo si sono scontrate famiglie cutresi dei Dragone, Grande Aracri, Arena, Covelli, Curcio, Ruscelli, Monti, Megna, Procopio, Pugliese, Arabia e Muto, con lo scopo d’insediare le filiere delle rispettive cosche. Faide che hanno determinato una lunga serie di omicidi di imprenditori calabresi, assassinati nel crotonese, che operavano nel Mantovano tra cui Antonio Simbari (Gonzaga), Salvatore Arabia (Marcaria) e Pasquale Tipaldi (Viadana)».

Si tratta di vicende già note in Emilia Romagna ed in particolare a Reggio Emilia dove c’è, come sostiene il cuoco-scrittore, «il cuore pulsante della’ndrangheta». Tra i primi anni Novanta dello scorso secolo e il 2000 da una pletora di piccoli episodi, come incendi, usura, spari contro furgoni, sono partiti i segnali di un’autentica strategia d’infiltrazione criminale nel tessuto economico e sociale locale e di scontro fra gruppi rivali: Al Nord gli atti intimidatori al Sud i morti ammazzati. «Come 20 anni fa – prosegue Meneghetti – in questi mesi tra Curtatone e l’hinterland di Mantova è in atto una guerra tra capi dell’ndrangheta calabrese per il controllo degli appalti pubblici». E dopo il brutto episodio avvenuto alla ditta Villagrossi di Rivalta sul Mincio (Mn) dove un rogo doloso ha distrutto 8 betoniere, Claudio Meneghetti l’ha ribadito in biblioteca a Suzzara (Mantova) come prologo alla sesta edizione della Camminata della Legalità, presentando ilsuo libro “Ndrangheta all’assalto della Terra dei Gonzaga” pubblicato da Tipografia Commerciale). «Quello della ditta di Rivalta sul Mincio è un segnale inquietante che ha tutti i connotati dell’attentato intimidatorio – ha detto Meneghetti – è la ditta che in pratica va a mettere il cemento a chi comanda determinate costruzioni».

Mai come nell’ultima edizione la Camminata della Legalità che si è svolta a Suzzara è stata importante: una risposta civile contro tutte le mafie, proprio davanti alla locandina della Gazzetta di Mantova che riportava la notizia del rogo doloso di Rivalta. Claudio Meneghetti, dopo aver visto quello che era successo a Mantova durante il mandato amministrativo di Fiorenza Brioni (l’ex sindaco moglie dello stesso Meneghetti) ha denunciato quale era la portata di capitali criminali nella provincia mantovana, ritenuta dalla mappatura nazionale “immacolata”.

C’è un pentito importante – prosegue – che si chiama Angelo Cortese che sta collaborando con la giustizia e sta facendo nomi scottanti come quello della famiglia Muto di cui ha detto “un impero, ma un impero!” ovvero famiglia potente e potente anche come proprietari d’immobili».

Meneghetti auspica che «le amministrazioni comunali adottino un apposito questionario e che i gemellaggi tra le popolazioni calabresi quelle emiliane e mantovane , si traformino in collaborazione e attivo impegno antimafia, anche perché le vittime di questa guerra sono proprio calabresi e cutresi». Passaggio obbligatorio per penetrare nell’economia delle Terre di Matilde e in quelle dei Gonzaga.

Mauro Pinotti

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