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18 febbraio, il compleanno di Augusto

Francesca Manini
18 febbraio, il compleanno di Augusto

Intervista a Rosi Fantuzzi, la compagna di una vita: "E' stato un colpo di fulmine, 23 anni fa, e dura ancora oggi"

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NOVELLARA

Per lei non c’è un prima o un dopo Augusto, per Rosanna Fantuzzi c’è solo un amore sconfinato che ancora oggi continua a battere nell’associazione «Augusto per la vita» per la ricerca oncologica. A vent’anni dalla morte del suo compagno (l’anniversario sarà il 7 ottobre ma noi, con i fan, preferiamo ricordarlo il giorno del suo compleanno, il 18 febbraio), «l’antidivo per eccellenza, questo bisogna dirlo per giustizia nei suoi confronti», è proprio con lei che ci confrontiamo per averne un ricordo intenso proprio come lo era il grande «Ago» Daolio.

Rosanna, da dove iniziare?Sono già passati vent’anni.

«Sì, e sono volati. Se penso che gli anni che ho passato con lui sono stati 23, a confronto questi due ultimi decenni sono passati in un soffio. Forse perché mi sono data molto da fare con l’Associazione Augusto per la vita per tenere la mente impegnata, anche se è passato tanto tempo non riesco a dirmi di rifarmi una vita non legata a lui».

Augusto non si dimentica.

«Impossibile, l’incontro con lui per me è stato formativo, un vero insegnamento che mi ha fatto crescere. Ero molto giovane quando l’ho conosciuto e mi ha conquistato con il suo pensiero, con i suoi grandi valori morali e allo stesso tempo con la sua intelligenza e semplicità. Proprio la semplicità era uno dei suoi più grandi doni, quella capacità di dire cose grandi parlando con tutti, che non ti toglie niente e ti da l’opportunità di stare davvero vicino alla gente».

Come vi siete conosciuti?

«Al Corallo di Scandiano, nel 1967. I Nomadi avevano già fatto uscire “Come potete giudicar” e quella sera c’era una gara tra band dove erano stati chiamati come ospiti d’onore. Un mio amico mi ha detto “Andiamo che io i Nomadi li conosco e te li presento” e così è stato: la settimana dopo suonavano alla Bussola e mi ci sono precipitata per incontrare di nuovo Augusto, per me era stato un colpo di fulmine. Quella sera ci siamo messi a ballare un lento, io ero al colmo della felicità, poi ci siamo sentiti per due anni e nel ’69 ci siamo messi insieme».

Ma proprio con un “capellone”?

«Eh sì, nel libro “Le tue parole al vento” che uscirà il 7 ottobre prossimo, a vent’anni esatti dalla morte, racconto anche aneddoti divertenti come la presentazione di Augusto a mia madre, che quando lo ha visto ha cambiato colore due o tre volte. E’ stata una storia lunga, intensa e in certi momenti faticosa ma la rivivrei tutta, dal primo all’ultimo giorno».

Perché non vi siete sposati?

«Perché non volevamo che nulla ci costringesse a stare insieme, anche se questo non andava giù alle famiglie, a noi bastava sapere che ogni ora che passavamo insieme era perché lo volevamo fortemente entrambi. Fino all’ultima ora della sua vita ci siamo stati accanto solo per amore puro. La casa ce l’avevamo, quella dove io abito ancora, e quando potevamo essere liberi entrambi ci trovavamo, senza costrizioni. Non ho mai rimpianto di non averlo sposato, anzi».

Stare vicino a un uomo di così grande caratura non dev’essere stato facile.

«Augusto era talmente dinamico e pieno di interessi che non riuscivi a stargli dietro, non dormiva mai più di quattro o cinque ore per notte, gli bastava poco tempo per rigenerarsi. Amava la natura, la vita e aveva un grande senso dell’amicizia, le nostre giornate erano sempre piene di amici e curiosità, era infaticabile, anche nel momento della malattia non si è risparmiato ed è voluto salire sul palco finché ha potuto. Augusto era anche molto simpatico, con una spiccata ironia».

Una volta, insieme, l’avete combinata bella...

«Eh sì, per fare il verso ai nostri amici che ci volevano sposati - ci chiamavano Minnie e Topolino, eterni fidanzati - un anno abbiamo inviato a tutti le partecipazioni per dire che ci saremmo sposati il 1° aprile, lunedì, alla chiesa di Albinea con tanto di pranzo in un ristorante che in realtà era chiuso per turno. In tanti hanno abboccato e hanno girato tutti i colli per trovarci, a casa ci sono arrivati anche i regali di nozze! Poi però abbiamo fatto una cena riparatrice con gli amici caduti nello scherzo».

Augusto non è mai stato un divo, giusto?

«No, mai, così come i Nomadi sono stati bravi a restare coerenti con se stessi, sempre sulla cresta dell’onda ma mai sulle cime più alte, una costanza e una dignità nello svolgere il proprio lavoro che il pubblico apprezza da sempre».

La grande famiglia dei Nomadi.

«Sì, una famiglia che è cresciuta negli anni e che rimane anche se ora Danilo se n’è andato: essere Nomadi è una filosofia di vita, un modo di essere che grazie a Beppe, a Cico, a Daniele e agli altri è apprezzata anche dai giovani che quando cantava Augusto non erano ancora nati».

E il nuovo cantante?

«Augusto diceva che dietro a un musicista ci deve essere prima di tutto un uomo, perché musicista lo puoi diventare ma un’etica non la inventi, e sarà così anche stavolta».

Francesca Manini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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