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A Reggio 8.600 immobili “fantasma”, le case sono duemila

Il dato è emerso da un’indagine dell’Agenzia del territorio. L’ipotesi di gettito erariale e locale è di 3,5 milioni


07 marzo 2012 di Dario Giordo


REGGIO. All’occhio del fisco e del catasto ora non si sfugge più. Un milione e 82 mila immobili fantasma in tutta Italia sono emersi dai controlli dell’Agenzia del territorio, grazie a un’avanzata tecnologia che ha impegnato un migliaio di persone per otto mesi circa di lavoro e che permetterà così di scovare i potenziali “furbetti” del mattone.

Ortofoto aeree ad alta risoluzione, sovrapposte alla cartografia catastale fornite all’Agenzia del territorio dall’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura: ecco il primo passo per identificare i fabbricati e verificarne la posizione. Aerei che naturalmente hanno volato anche sopra Reggio. E gli immobili fantasma, ossia quelli emersi dai controlli ma privi di registrazione, sono 8.629, per una rendita catastale pari a poco più di sei milioni di euro. Un numero che colloca il nostro capoluogo al quinto posto in regione, dietro a Modena (12.700 circa), Bologna (9.800), Forlì-Cesena (9.300) e Parma (8.800) e davanti a Piacenza (6.831), Ravenna (5.855), Rimini (5.456) e Ferrara (3.376).

Entrando nel dettaglio, le particelle sospette (ossia i pezzi di terreno su cui negli anni sono sorte costruzioni) sono 11.250: su queste sono stati costruiti gli immobili fantasma, fra cui ci sono 2.034 appartamenti (un milione circa di rendita catastale), 2.057 magazzini (521 mila euro), 2.038 autorimesse (243 mila euro) e 2.500 classificabili nella generica voce “altre unità”, ossia magazzini, depositi, capannoni, tettoie ed ex case rurali. Con la rendita catastale individuata in sei milioni, si può ipotizzare un gettito di 3,5 milioni fra tributi erariali e locali.

Le abitazioni in senso stretto, a Reggio, non sono poi così tante. Di dati certi ancora non ce ne sono, ma nella maggior parte dei casi di case abusive ce ne sono poche. «A noi non ne risultano – fa sapere Alessandro Ferrari, segretario provinciale dell’Asppi, l’associazione sindacale dei piccoli proprietari immobiliari – di certo però non si tratta di interi palazzi. Tutt’al più può capitare che alcuni immobili rurali non siano mai stati accatastati, o che col passare del tempo si siano persi i requisiti di regolarità, come nel caso di chi è in possesso di un terreno e ci costruisce sopra, senza mai regolarizzare la posizione dell’edificio al catasto».

A chi sperava di farla franca, dunque, non resta che arrendersi all’occhio di falco del fisco e cercare di chiarire la propria posizione. «L’obbligo per mettersi in regola – prosegue Ferrari, scade nel novembre 2012, e se non si accatastano volontariamente gli immobili sarà il catasto stesso a provvedere tramite valutazioni tecniche».

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