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La morte di Greta La mamma: «I medici sbagliarono diagnosi»

La morte di Greta La mamma: «I medici sbagliarono diagnosi»

Novellara: partito il processo sul decesso della 16enne Il medico di base: «Capii subito che era appendicite»

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NOVELLARA

Dopo un paio di incredibili contrattempi legati ad errori nelle notifiche per uno dei sei medici sotto accusa , è partito ieri – in tribunale a Reggio – il processo sul caso di Greta Pavarini, la 16enne di Novellara morta il 3 luglio del 2006 per le conseguenze di una peritonite. E per poco meno di un’ora ha testimoniato Loreda Dolci, la mamma della ragazza deceduta quasi sei anni fa. Una testimonianza molto sofferta, contrassegnata sia dall’emozione che strappa lacrime, sia da momenti di pausa per permettere alla signora di riprendersi e proseguire nel suo racconto. Ha insistito molto su un concetto: «All’ospedale di Guastalla i medici mi avevano diagnosticato per Greta un virus o un’occlusione intestinale dovuta da stress giovanile. Insomma mi avevano detto che non era nulla di grave, tranquillizzandomi. Davanti a quelle parole rassicuranti ero partita per l’Irlanda per un impegno di lavoro, invece le cose stavano ben diversamente...».

La mamma si è costituita parte civile tramite l’avvocatessa Vera Sala: «Ha ricordato tutto di quei terribili momenti – dice a fine udienza il legale di parte civile – e in modo preciso». Sono stati anche sentiti il medico di base Massimo Donati (che subito diagnosticò un’appendicite, consigliando l’ingresso al pronto soccorso), una zia di Greta che vide le sofferenze della nipote. Nella prossima udienza, fissata per l’11 giugno, sarà la volta – davanti al giudice Alessandra Cardarelli – dei periti che hanno svolto gli accertamenti per conto del pm Isabella Chiesi. Anche ieri nessuno dei sei medici accusati di omicidio colposo era presente in aula: sono stati citati come testi dalla difesa e dovrebbero presentarsi in aula più avanti.(t.s.)

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