Gazzetta di Reggio

Reggio

DUE REGGIANI

Fenulli e Montanarini, esempi d’amore per la nuova patria

di Antonio Zambonelli

La storia di due soldati che entrarono nella Resistenza dopo l'8 settembre

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REGGIO EMILIA. C'è oggi chi ripetutamente torna alla carica per ribadire che con l'8 settembre 1943 iniziò un processo di "morte della patria" che si sarebbe completato con la "guerra civile" conclusa attorno al 25 aprile 1945. Si tratta di un argomento emerso già da qualche anno nelle polemiche basate su di un "uso politico della storia". Da più parti si è ripetutamente e puntualmente risposto a tale argomento. Ma non sarà superfluo tornarci su, visto il suo periodico riemergere.

Vale la pena di ricordare cose elementari: l'8 settembre '43 fu certamente un momento drammatico. Di fronte all'evidenza della imminente sconfitta del nazifascismo dopo Stalingrado e lo sbarco alleato al Sud, le classi dirigenti italiane (a cominciare dalla Monarchia) ebbero un atteggiamento che potremmo come minimo definire confuso e contraddittorio. Tolto di mezzo il duce il 25 luglio vollero continuare la guerra a fianco dei nazisti. Quarantacinque giorni dopo proclamarono l'armistizio senza però fornire direttive ai soldati italiani sparsi sui vari teatri di guerra. E fu proprio da quell'evento che per molti italiani cominciò a maturare una nuova idea di patria, in contrasto con quella retorica nazionalistica che aveva portato l'Italia al disastro. Fu così per le migliaia di soldati italiani che nelle isole greche resistettero spontaneamente, fino alla morte, ai tedeschi. Fu così per quei soldati che, sottrattisi alla cattura, entrarono nelle formazioni partigiane della Resistenza europea.

Si pensi al riguardo – per fare due esempi che hanno a che fare con la terra reggiana – al comportamento di uomini assai diversi tra loro per età, per formazione e per condizione sociale: il generale Dardano Fenulli, nato a Reggio nel 1889 e morto da partigiano alle Fosse Ardeatine nel 1944; il soldato Tonino Montanarini giovane contadino nato a Poviglio nel 1920 e caduto combattendo contro i nazisti in Jugoslavia il 17 ottobre 1943. Il primo reggiano a cadere da partigiano.

Fenulli, militare di carriera, aveva creduto in una Patria monarchica e perfino fascista. Di fronte allo sfacelo dell'8 settembre scopre un diverso patriottismo a contatto con proletari romani impegnati nella Resistenza. Del suo travaglio e del suo sentirsi rinascere nella Resistenza ci ha lasciato toccante testimonianza in alcuni suoi scritti.

Anche Montanarini ci ha lasciato testimonianza dei suoi stati d'animo nelle lettere scritte ai familiari fino a pochi giorni prima della scelta di diventare partigiano nella Divisione Italia. Vive l'orgoglio di essere italiano dopo il 25 luglio 43. . E' proprio dalla morte della patria fascista che nasce in migliaia di italiani l'idea di un'Italia nuova "in mezzo alla democrazia più ambita da ben 21 anni", come scrive ancora Tonino Montanarini nel 1943.

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