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“E’ passato l’inferno: sono vivo per miracolo”

di Luigi Vinceti
“E’ passato l’inferno: sono vivo per miracolo”

Tragedia nelle Filippine: Drammatica testimonianza di Ivano Miselli, tecnico informatico dell’ateneo Dopo la morte del padre, da un mese è in ferie nella provincia di Bohol

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REGGIO EMILIA

«Sto bene, anche se siamo senz'acqua e l'energia elettrica è disponibile soltanto poche ore al giorno. È stata una esperienza terribile. Prima abbiamo il terremoto e poi è arrivato il tifone che, fortunatamente, non si è accanito più di tanto sulla nostra isola causando tuttavia ingenti danni».

Questo, in sintesi, il messaggio che Ivano Miselli, 54 anni, reggiano di Casalgrande, in vacanze da quattro settimane nelle Filippine, ha inviato ieri ad un amico che cercava inutilmente da qualche giorno di mettersi in contatto per avere notizie sulle sue condizioni di salute e su quanto poteva essergli accaduto. Ma né il telefono né internet funzionavano e dunque stavano comprensibilmente aumentando le preoccupazioni. Come è noto anche la Farnesina sta faticando a mettersi in contatto con altri 11 nostri connazionali di cui si erano perse le tracce. Ieri tre di loro hanno fatto sapere di godere buona salute. Ed è arrivato anche l'annuncio di Miselli, tramite computer, che ha rassicurato colleghi ed amici.

Miselli, che lavora come tecnico informatico nella sede reggiana dell'Università di Modena e Reggio, aveva programmato da tempo la lunga trasferta tanto da riuscire ad accumulare, fra ferie, permessi e giornate di recupero, un prolungato intervallo allo scopo di restare il più a lungo possibile nel lontano paese asiatico. Partito a inizio ottobre per raggiungere nelle Filippine la moglie, una signora del luogo sposata in seconde nozze circa 5 anni fa, è atteso al rientro ad inizio dicembre. Miselli vedovo e padre di due figli che vivono a Reggio, la scorsa primavera aveva pianto la morte del padre. Da oltre due lustri è dipendente dell'ateneo dopo aver maturato una lunga esperienza, in qualità di libero professionista, nella gestione e programmazione dei computer. Il suo ufficio si trova nel primo edificio di viale Allegri, accanto alla segreteria generale dove si iscrivono gli studenti. Prima di mettersi in viaggio raccontava, a chi condiviveva con lui la pausa pranzo nel bar dell'università, ciò che avrebbe dovuto affrontare: la trasvolata comprensiva di un paio di scali, poi la navigazione verso una piccola isola del vasto arcipelago filippino separata da quella più grossa di Panglao soltanto da un canale, per concludere con un trasferimento in autobus sulla terra ferma. Difficile anche solo immaginare l'ambiente in cui si trova ora. Ieri, l'atteso contatto. «Sono nella provincia di Bohol - ha raccontato nel messaggio telematico - una provincia nella quale vive quasi un milione di persone. Abbiamo dovuto sopportare prima la terra che tremava poi il tifone che ha scompaginato tutto. Sulla nostra isola le conseguenze sono state però abbastanza lievi, limitate. Purtroppo però non si trova più acqua potabile e la luce elettrica non viene erogata che per poche ore al giorno».

Il messaggio si conclude con una nota critica sul ritardo degli aiuti provenienti dalla Unione Europea. Probabilmente scarsamente informata sulle proporzioni del disastro che ha provocato migliaia di vittime e letteralmente raso al suolo una infinità di abitazioni. «La mia - spiegava prima di partire - è tutta in muratura, quindi solida e resistente».

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