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«Scampato alla morte, non sono più io»

«Scampato alla morte, non sono più io»

Ivano Miselli è tornato dalle Filippine dove è sopravvissuto al tifone Hayan e al sisma: «Fatico a riprendere la vita normale»

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E’ stato coinvolto nel tifone Haiyan, ha sussultato per un violento terremoto ed ha avuto un incontro ravvicinato con un velenosissimo cobra giallo: non si può certo dire che le vacanze nelle Filippine del nostro concittadino Ivano Miselli siano state delle più tranquille. Al punto che è rientrato al lavoro (è tecnico informatico nella sede di viale Allegri del nostro ateneo) visibilmente provato sotto l’aspetto sia fisico sia psicologico.

«Per tre volte – confessava ai colleghi – ho avuto una paura terribile, ho provato il panico che toglie il respiro. Ho bisogno di riprendermi e, forse, smetterò di fumare».

Per alcuni giorni Miselli ha vissuto nel più totale isolamento. «Non c’era la luce – racconta - mancava l’acqua, ci si arrangiava con quella di un pozzo che si trovava a qualche centinaia di metri dalla mia abitazione. Impressionante, girando nelle isole vicine, la vista dei morti lungo le strade, coperti solo da un telo. Il tifone, che laggiù hanno chiamato Yolanda, viaggiava ad oltre 240 chilometri l’ora. Meno male che la nostra casa era in muratura e la tempesta più devastante ci ha solo sfiorato. Sono stato decisamente fortunato».

In effetti il bilancio di 5.500 morti accertati, 1.757 ancora dispersi e di 4 milioni di sfollati evidenzia l’ampiezza della tragedia. Per alcuni giorni anche di lui si era persa ogni traccia. «Purtroppo – lamenta – non ho avuto alcun contatto con l’ambasciata. Solo i colleghi di Reggio hanno cercato di raggiungermi e ciò è stato possibile quando hanno ripristinato, per poche ore al giorno, l’energia elettrica. Mi trovavo nell’isola di Panglao, a contatto con quella di Bohol, nel sud-est dell’arcipelago filippino. In particolare vivevo a Danis, a pochi chilometri dalla stazione turistica di Alona Beach, con mia moglie Flory ed i suoi parenti. Nella prima settimana ci siamo trovati smarriti, isolati dal mondo, solo con qualche candela e una lampada ad olio. Poi, lentamente, abbiamo ricominciato a vivere, ma che fatica».

Miselli si era preso un lungo intervallo sommando ferie e recuperi accumulati per volare laggiù dove vive la giovane donna sposata cinque anni fa. Il suo viaggio è cominciato subito in modo avventuroso. «A metà ottobre – ora sorride ma si avverte ancora il suo timore – mentre ero fortunatamente all’aperto, la terra ha cominciato a sussultare. Ci siamo buttati a terra e sembrava non finisse mai. La casa, che è nuova, ha subito solo qualche crepa, ma la vicina vecchia chiesa di Panglao, di fronte a Tagbilaran, è venuta giù come un fuscello seppellendo un’automobile che era in sosta accanto alle mura. Anche quella volta mi è andata bene. Per finire, uscendo una sera, mi sono trovato a tu per tu con un cobra giallo che andava a caccia di topi annidati in una vicina catasta di legna; per fortuna, non mi ha assalito. Se lo pestavo probabilmente non sarei qui a raccontare questa mia “insolita” vacanza. Sì, mi è andata bene, ma ora fatico a riprendere la vita normale. Ci vorrà un bel po’ di tempo».

Luigi Vinceti

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