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Trasporto merci sul Po, fondi dalla Ue

Boretto: il corridoio fluviale da Milano all’Adriatico inserito nelle priorità della commissione europea: in arrivo 40 milioni?


16 gennaio 2014 di Franco Dallasta


BORETTO

Trasporto delle merci sul Po: l’Unione Europea ci crede ancora ed è pronta a riversare su questo progetto altri milioni di euro anche se in Italia il sogno sembra ormai svanito a causa della concorrenza del trasporto su gomma e dei costi troppo elevati. Mentre in Emilia Romagnae in Lombardia, infatti, si fanno ancora i conti con le spese faraoniche sostenute negli anni passati per creare le “infrastrutture” necessarie a sistemare il fiume Po e a costruire numerose banchine per l’attracco delle navi per il trasporto fluviale (oltre al Tec - terminale dell’Emilia Centrale di Boretto – si possono citare anche Cremona, Revere, Ostiglia ed altri porti ancora completamente inutilizzati dopo la loro inaugurazione), a Bruxelles si parla ancora di una “via d’acqua” che colleghi Milano all’Adriatico (e al porto di Ravenna in particolare) attraverso il Po, come “core network” a priorità di finanziamento da parte della Ue, una specie di “corridoio” europeo per il trasporto delle merci su nave, integrato (ma non si sa come) con il corridoio Mediterraneo (lo stesso della Torino-Lione per la Tav). La notizia arriva dalla recente riunione della direzione generale trasporti della Ue, guidata dal commissario Siim Kallas, che ha inserito il tratto Milano-Adriatico appunto tra i principali “corridoi” europei del trasporto merci e da essere pronta a finanziare vari progetti che compongono il segmento.

L’obiettivo (o il sogno?) è rendere il corso d'acqua navigabile in categoria cinque (1500-2000 tonnellate), 365 giorni l’anno, da Truccazzano (alle porte di Milano) a Venezia o Ravenna (passando attraverso l’idrovia ferrarese), riducendo il traffico su gomma, con importanti risultati anche sul fronte dell'ambiente.

Una chiatta da sola può infatti trasportare fino a 1500 tonnellate, pari a 30 camion. Vale a dire che con dieci chiatte sarebbe possibile togliere dalla strada 300 mezzi pesanti al giorno. Sul fronte dell’idrovia ferrarese, i 70 km di canale navigabile che vanno dal Po, passando per la città di Ferrara, fino a giungere al mare, a Porto Garibaldi, sono in fase di adeguamento per consentire la navigazione commerciale di imbarcazioni della quinta categoria europea, tale collegamento è fondamentale per connettersi all’hub «core port» di Ravenna, terminale sud del sistema idroviario padano veneto e punto di interscambio con i traffici marittimi.

Si tratta di un progetto da 40 milioni di euro di opere per ottimizzare le potenzialità dell’infrastruttura, che si trova in linea d’aria a 20 km di navigazione sottocosta dall’hub di Ravenna, all’interno del più complessivo sistema idroviario padano-veneto è stato finanziato dalla Commissione Europea, con un contributo riconosciuto di 4 milioni.

«Il progetto è stato premiato – si legge in una nota – per la maturità progettuale dal punto di vista di esecuzione degli appalti, e anche per il sistema di governance proposto, con la costituzione di un comitato direttivo ad hoc con i soggetti di riferimento (Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ferrara, Agenzia interregionale per il fiume Po e Autorità Portuale di Ravenna).

Ma il canale è pensato anche per la navigazione turistica. E ulteriori interventi basati su un apposito studio di fattibilità sono previsti per risolvere il collo di bottiglia rappresentato dall’attraversamento della città di Ferrara.

Il progetto, tuttavia, non tiene conto dei problemi di navigazione sul Po, fortemente condizionati dalla siccità e risolvibili solo (almeno sulla carta) con la bacinizzazione e la realizzazione di un canale navigabile permanente), ma anche della mancanza di competitività con il trasporto su gomma e quello su treno, oggi decisamente più convenienti.

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