Gazzetta di Reggio

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L’allarme di Unindustria «Troppe tasse locali»

Roberto Fontanili
L’allarme di Unindustria «Troppe tasse locali»

Dall’associazione la richiesta ai Comuni di non applicare la Tasi sui capannoni Il presidente Landi: «La burocrazia è un altro onere che si somma ai tributi»

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Gli industriali reggiani sono preoccupati di ciò che li aspetta nel 2014 sul versante della tassazione locale e chiedono, come ha già deciso di fare il Comune di Reggio, «che tutti i sindaci non applichino la Tasi sui fabbricati industriali». Più che la protesta per quanto pagato nel 2013 – tra Ici, Imu Tares, addizionale comunale Irpef e imposta pubblicità – tra gli imprenditori è forte il timore che quest’anno sulle aziende non gravi solo un ulteriore aumento dell’imposizione fiscale «che il sistema produttivo non sarebbe in grado di assorbire», ma anche un appesantimento burocratico tale da diventare, come l’ha definito il presidente di Unindustria, Stefano Landi, «un onere occulto che si somma al tributo». Unindustria rilevando «che nel passaggio da Ici a Imu l’onere maggiore è stato pagato dalle imprese con quasi il raddoppio dell’imposta sui fabbricati per effetto dell’aumento delle aliquote comunali e la revisione degli estimi catastali», teme che i sindaci per far fronte ai servizi continuino sulla strada dell’aumento delle tasse. Ieri il vice presidente di Unindustria Reggio, Alberto Viappiani, presentando l’indagine annuale sui tributi locali 2012- 2013, ha anche sottolineato che «se i Comuni non staranno attenti, per Iuc e Tasi saranno necessari non meno di sei versamenti in tempi diversi». Critiche per le eccessive differenze tra i Comuni reggiani «difficilmente giustificabile solo con motivazioni economiche», con Unindustria «disponibile ad un confronto per una maggior armonizzazione in tutta la provincia». Da sempre Unindustria lamenta soprattutto l’eccessivo carico fiscale, per quanto riguarda la tassa rifiuti. Un costo che gli industriali mal digeriscono per tre ragioni: la solidarietà delle aziende nei confronti delle utenze domestiche, il calcolo in base alla superficie e non alla quantità di rifiuti prodotti e l’onere aggiuntivo sostenuto dalle aziende per smaltire i rifiuti non raccolti da Iren. Anche quest’anno il loro giudizio è negativo «con un aumento medio del 7.92% rispetto al 2012 e del 12.76% rispetto al 2011». Inoltre, nel caso della Tares, fa notare Unindustria «l’Iva che in passato era neutra ora invece è diventata un costo per le aziende e si è tradotta in un ulteriore aumento». Da qui la richiesta di una revisione dell’attuale sistema di tassazione che sia rapportato alla quantità effettiva di rifiuti prodotta, nel calcolo della Tari (che dal 2014 sostituisce la Tares, ovvero la tassa rifiuti). «Ma dove non sono stati i Comuni a aumentare l’imposizione è lo Stato direttamente o mediante la revisione del catasto a determinare un appesantimento del carico fiscale», hanno concluso i vertici di Unindustria. Per quanto riguarda l'imposta sui fabbricati industriali, 36 Comuni su 45 nel 2013 non hanno applicato aumenti e i restanti 9 hanno applicato un'aliquota superiore. L’aliquota superiore è quella di Castellarano, pari al 10.6 per mille, mentre la media provinciale è dell’8.9. Sull’addizionale comunale Irpef , solo tre comuni hanno aumentato l'aliquota, 14 l’hanno lasciata invariata, 7 non l’hanno applicata e 20 l’hanno fatto per fasce di reddito. Quella massima è dello 0.8%, quella minima dello 0.2% e la media è dello 0.48%. Invariata, invece, in tutti i Comuni l’imposta pubblicità. Quanto alla Tarsu - Tares, in 36 comuni è aumentata e in nove è diminuita. Albinea ha l'aliquota più alta con 3.54 euro al metro quadro, Casina quella più bassa con 1.07 euro. La media provinciale è di 2.18 euro e gli aumenti più significativi, in rapporto alla presenza di aziende, sono stati a Quattro Castella (+20.14%) e a Reggio (+19.85%).