La commemorazione degli eccidi di Ca’ Ferrari e Gombio
CASTELNOVO MONTI. La sezione di Felina dell’Anpi e il Comune di Castelnovo hanno organizzato per sabato la commemorazione dell’eccidio di Casa Ferrari e Gombio. Il programma prevede alle 10 la...
CASTELNOVO MONTI. La sezione di Felina dell’Anpi e il Comune di Castelnovo hanno organizzato per sabato la commemorazione dell’eccidio di Casa Ferrari e Gombio.
Il programma prevede alle 10 la deposizione di una corona al cippo del Monte La Battuta, poi alle 11 il ritrovo al circolo di Gombio e il corteo fino all’“Aia delle Tedesche”, con deposizione di fiori. Alle 11.30 il saluto del vice sindaco Cosetta Gattamelati e l’intervento dell’assessore alla Cultura Francesca Correggi, alle 12.30 il pranzo al circolo Arci di Gombio.
Ed è una storia che davvero merita di essere ricordata quella dei fatti di Gombio della primavera 1944: non solo gli eccidi, ma anche il salvataggio del paese in quegli stessi giorni, grazie all’intervento di due donne tedesche, Augusta Ludäscher e Ida Roser, che parlando con i soldati della divisione Göring li convinsero a non fucilare tutti gli uomini di Gombio, già rastrellati e messi al muro. Erano i primi di aprile del ’44: quando, il giorno 3, i tedeschi entrarono a Gombio, a Ca’ Ferrari avevano già incendiato case e sul Monte La Battuta avevano portato i fratelli Mario, Ettore e Allievo Ferrari, Nello Morrone e un Albertini.
Allievo Ferrari, che sopravvisse quasi per miracolo, raccontò in seguito che li avevano messi tutti a pancia in giù e guai se alzavano la testa. Gli ordinarono: “Alzatevi e andate”. Appena si mossero, uccisero Morrone e Mario Ferrari.
Ettore morì alla chiesa di Villaberza alla notte, Allievo sopravvisse con due fori nella spalla e nel braccio e Albertini fu risparmiato. Entrati a Gombio, i tedeschi iniziano a impartire ordini secchi, come racconta Elio Fracassi, presente quel giorno, nell’importante ricerca storica condotta da Matthias Durchfeld e Annalisa Govi: «Prima hanno preso quattro preti. Poi mio padre. Dopo è arrivata un’altra fila di tedeschi. Hanno cominciato ad andare in casa. Io ero seduto sui gradini lì fuori e passavano i tedeschi: avevano tutti i salumi, prosciutti. Passavano con la baionetta. Buttavano tutto in terra e portavano via tutto. Dopo hanno poi trovato la nonna di Ciso: l’Augusta. Era tedesca, lei. È successo che stava facendo la frittata e loro sono andati dentro. Lei stava nella cucina. C’era il piatto della frittata sul tavolo e il soldato tedesco s’era messo a mangiare e lei ha detto in tedesco: è così che ti hanno insegnato l’educazione?».
“Haben dich deine eltern so enzorgen?” la frase precisa utilizzata. Il soldato, scioccato, chiamò il comandante, che entrò in casa a chiacchierare. Per pura fortuna, era dello stesso paese, dello stesso dialetto.
La donna era Augusta Ludäscher, e poco dopo entrò nel dialogo anche Ida Roser. Le due donne di origine tedesca, che avevano sposato due abitanti di Gombio anni prima, rispettivamente Narciso Piazzi e Narciso Scarenzi, riuscirono a rasserenare il clima, e alla fine i soldati risparmiarono il paese. (l.t.)
