Muore nel cassone del suo camion
Il 45enne aveva appena ultimato lo scarico di fanghi da lavorazioni ceramiche, l’Ausl dispone analisi sulla sostanza
Un malore improvviso lo ha colpito mentre, in piedi nel cassone, stava ripulendo il suo camion dopo aver scaricato fanghi derivanti da lavorazioni nelle industrie ceramiche. Inutile la chiamata al 118 da parte dei colleghi, la corsa dei soccorsi e le manovre per rianimarlo: per il camionista, Maurizio Di Michele 45 anni residente in provincia di Viterbo, non c’è stato nulla da fare.
Per il personale medico, si è trattato di morte naturale. Ma i tecnici della Medicina del lavoro dell’Ausl hanno comunque disposto accertamenti sulla sostanza trasportata, per escludere che possano aver avuto un ruolo in quanto accaduto.
IL MALORE. Erano circa le 14.30 di ieri pomeriggio quando l’uomo si trovava alla Nial Nizzoli, azienda al confine tra Gavassa e Fosdondo di Correggio che si occupa di smaltimento di rifiuti speciali e demolizioni.
La procedura per lui, ormai, era pressoché terminata.
L’uomo, che lavorava per una ditta esterna, aveva infatti appena ultimato di scaricare un grosso carico di fanghi di origine industriale dal suo camion. Quando è risalito sullo suo stesso mezzo per ripulirlo dagli ultimi residui, improvvisamente, è accaduto qualcosa.
Gli altri lavoratori infatti a un certo punto non lo hanno più visto. Lo hanno chiamato, lui non rispondeva. Allora, hanno controllato sul mezzo e lo hanno trovato: si era accasciato e non dava più segni di vita.
I SOCCORSI. Sul posto, nel giro di pochi minuti sono arrivati l’ambulanze e l’automedica fatte intervenire dalla centrale operativa di Reggio Soccorso allertata dagli stessi colleghi. Alla Nial sono stati fatti arrivare anche i vigili del fuoco, per riuscire a portare i soccorsi sul camion. Quando, però, il personale medico si è avvicinato all’uomo ha capito che la situazione era drammatica.
Il 45enne non respirava più, il cuore era fermo.
Sono iniziate le disperate manovra per rianimarlo, ma tutto purtroppo si è rivelato inutile. Maurizio Di Michele è morto.
Nell’azienda sono arrivati ben presto anche i tecnici della Medicina del lavoro dell’Ausl, per tutti gli accertamenti necessari, dal momento che quanto accaduto si è verificato in un ambiente di lavoro.
Dai primi accertamenti, la convinzione per ora è che a uccidere il 45enne sia stato un malore improvviso, dovuto a cause naturali. Il corpo non presentava segni di violenza e nemmeno altre reazioni che possano far pensare alle conseguenze di un’intossicazione.
GLI ACCERTAMENTI. Tuttavia, per fugare ogni dubbio, è stato disposto un prelievo dei fanghi ceramici asciutti che l’uomo trasportava. Verranno analizzati per stabilire di che sostanza si tratti nello specifico ed essere certi, dunque, che il materiale non abbia avuto alcun un peso nel decesso dell’autotrasportatore.
Le risposte arriveranno soltanto nelle prossime settimane.
Intanto, il corpo senza vita dell’uomo è stato portato all’obitorio.
Per poter riconsegnare la salma alla famiglia, sarà necessario attendere quanto deciderà il magistrato di turno, la dottoressa Maria Rita Pantani. Dopo aver visto l’informativa dei carabinieri di Correggio, che dopo essere intervenuti sul posto stanno indagando sulla vicenda, deciderà se disporre ulteriori accertamenti sul corpo dell’uomo, stroncato così giovane mentre si trovava al lavoro. Non si esclude infatti che ritenga necessario un esame autoptico.
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