Senza casa e senza lavoro da un mese vive su un’auto
Un 37enne per un po’ ha vissuto a Brescello, a casa dei genitori della compagna Ora è accampato in un parcheggio di Viadana: «Chiedo solo un po’ di umanità»
BRESCELLO. La crisi colpisce duro, e le cronache portano sempre più spesso alla ribalta storie che solo qualche anno fa apparivano inconcepibili. Come quella di Mohammed Dyae: un 37enne marocchino, da 13 anni in Italia, che da oltre un mese vive in macchina. L’uomo non ha reddito, e pertanto non è in grado di pagare un affitto.
«Sono disponibile a fare qualsiasi cosa – assicura – ma proprio non riesco a trovare un lavoro». Per qualche tempo è stato ospite a Brescello dei genitori della compagna, una donna italiana, i nonni di sua figlia: «Ma di più non posso chiedere loro. E così mi ritrovo a dormire in auto».
Tutta la vita di Dyae è chiusa nel baule del veicolo: qualche coperta, una borsa con i documenti, un po’ di scatolame (tonno, fagioli) e una bomboletta di gas per scaldare la moka del caffè.
I conoscenti gli danno qualcosa da mettere sotto i denti, o gli fanno un po’ di compagnia.
«Mi lavo il viso nelle fontanelle ma da oltre un mese non faccio una doccia, e la pelle mi si sta riempiendo di irritazioni. Di notte parcheggio nell’area del rugby o del campo sportivo, a Viadana (Mantova) e lì dormo. Ogni tanto passano i carabinieri a controllarmi, ma non faccio nulla di male. Proprio non ho alternative».
Il giovane confida che la situazione lo sta logorando: «Sono diventato pelle e ossa. Quando arrivai in Italia, pesavo 74 chili, ora sono 59». Ma il cruccio maggiore è quello di non poter crescere la figlia: «Ha quattro anni e mezzo, sta coi nonni, e credo che intuisca qualcosa delle mie difficoltà. Soffre di una infezione intestinale, non va all’asilo, ma come posso aiutarla se non ho nemmeno una casa?».
Dyae, da questo punto di vista, si sarebbe aspettato maggiore aiuto dal Comune di Viadana: «Ho parlato con tutti, ma sono sempre nella stessa situazione. Ero 13esimo nella graduatoria per le case popolari, ma con l’ultimo bando sono precipitato al 59esimo posto. Chiedevo un alloggio per poterci stare con la mia famiglia e invece risulto single, per cui per me una casa non ci sarà mai. Sono convinto che vi siano diversi alloggi vuoti o assegnati a persone che potrebbero cavarsela in altro modo. Essendo senza casa, ho perso addirittura la residenza. Mi sembra quasi che la legge non sia uguale per tutti».
L’uomo sfoga la sua disperazione: «Devo proprio andare in una casa d’accoglienza lontana da qui? Non ho precedenti: devo andare a rubare o spacciare? Piantare una tenda in piazza, e portarci a vivere mia figlia? Dov’è andata a finire l’umanità?».
Riccardo Negri
