Il sindaco si fa garante su Rio Riazzone
Scandiano, il comitato propone un incontro pubblico e vuole il Comune nel ruolo di controllore: «Mammi ha accettato»
SCANDIANO. «Vogliamo fare chiarezza su Rio Riazzone, raccontare chi davvero si è impegnato. Siamo stanchi di vedere i soliti interventi pre-elettorali».
Parole secche, quelle del comitato di San Ruffino, attivo nel territorio scandianese per chiedere garanzie e sicurezze sul futuro della discarica di Rio Riazzone, nel territorio situato a cavallo fra Scandiano e Castellarano.
Gestita da Iren e chiusa dal 2008, la discarica di Rio Riazzone ha un grande nodo: quello della copertura definitiva, e soprattutto dei materiali da usare per questa operazione. Alla fine di febbraio è stato ufficializzato un ultimo progetto targato Iren che prevede l'utilizzo di soli materiali naturali, escludendo quindi l'ipotesi più temuta dagli abitanti: quella degli scarti dei termovalorizzatori gestiti dalla stessa Iren nel Nord Italia.
«Noi lavoriamo da tanto su questo tema – spiega Stefano Cigarini del comitato di San Ruffino – abbiamo fatto diverse ricerche approfondite, a livello europeo, e dialoghiamo con l'amministrazione comunale e con Iren. Però, mentre si avvicinano le elezioni, vediamo tanti interventi in serie su Rio Riazzone. Adesso vogliamo raccontare chi ha davvero lavorato».
La scorsa settimana, ad esempio, vi è stato un lungo scambio di punzecchiature fra Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia in Provincia, e l'assessore provinciale all'Ambiente, Mirko Tutino.
Ora, il comitato vuol fare chiarezza: «Prima delle elezioni, faremo un incontro pubblico aperto a tutti, dove presenteremo il lavoro», annuncia Cigarini. E dove si partirà dall'ultima proposta per la copertura della discarica, quella che prevede il solo utilizzo di materiale naturale. «E' il terzo progetto, arrivato dopo la discussione, molto positiva e onesta, con il sindaco Mammi e con gli ingegneri di Iren. Prevede l'utilizzo di 190mila metri cubi di materiale, comprensivi di diversi livelli separati fra loro e di due strati di ghiaia».
Se le pratiche proseguiranno senza intoppi, già alla fine dell'estate si potrebbe arrivare alla presentazione del progetto esecutivo. Le prime opzioni, raccontano dal comitato, erano più preoccupanti: «In origine si parlava prevedeva l'uso di 140mila metri cubi di prodotti dei termovalorizzatori; la seconda, 70mila metri cubi di scorie e 20mila di una copertura speciale, per poter arrivare anche alla produzione di energia dal biogas che si sarebbe generato».
Adesso, l'ipotesi considerata valida, con copertura naturale, anche se il comitato chiede garanzie. «Abbiamo chiesto che ci sia un ente terzo, un garante, che segua le operazioni e che verifichi i controlli ambientali seriamente. Qualcuno che non sia né il gestore né gli enti a cui sarebbe affidato per legge, Regione e Provincia», spiega Cigarini. Questo ente terzo sarà il Comune di Scandiano. «Il sindaco ha dato la disponibilità per questo ruolo, e noi chiediamo che ci venga garantita questa ulteriore misura di sicurezza e di verifica».
Adriano Arati
©RIPRODUZIONE RISERVATA
