La banda del formaggio colpisce ancora
Fabbrico: rubata una trentina di forme di Parmigiano Reggiano ai Magazzini Emiliani di stoccaggio in via Motta
FABBRICO. Ennesimo furto, nella notte fra lunedì e ieri, ai danni di caseifici e magazzini di stoccaggio di forme di Parmigiano Reggiano. Questa volta – dopo i numerosi furti avvenuti nelle ultime due settimane in provincia di Reggio – è successo ai Magazzini Emiliani di Stoccaggio, con annesso caseificio, situato in via Motta 9 a Fabbrico.
La tecnica è la stessa usata in tutti gli altri furti: inferriate di finestre tagliate, magari qualche giorno prima del colpo, e razzia di forme di Parmigiano Reggiano.
La banda, che sta creando sconcerto in tutta la Bassa reggiana e mantovana, ha fatto in tempo ad asportare una trentina di forme, per un bottino di circa 22mila euro coperto da assicurazione.
Il furto è stato scoperto solo ieri mattina dal responsabile del caseificio, Massimo Mondini, cugino di Stefano Bergamaschi di Suzzara (Mantova), titolare dei Magazzini Emiliani di Stoccaggio srl.
L’allarme è stato dato ieri notte, intorno alle 4, da un vigilantes di un istituto di vigilanza, il quale durante il suo giro di controllo, ha notato che alcune inferriate di una finestra posta sul retro del magazzino erano state tagliate e piegate.
Da qui la chiamata ai carabinieri del nucleo radiomobile di Guastalla e ai carabinieri di Fabbrico, intervenuti sul posto per un sopralluogo. Ormai, però, dei ladri non c’era più traccia.
Il caseificio di via Motta 9 sorge in una zona di campagna piuttosto isolata, a ridosso di due importanti arterie stradali in direzione di Novellara e Reggiolo e, soprattutto, a pochi chilometri dal casello autostradale di Rolo-Reggiolo della A22 del Brennero.
La banda, una volta individuato il posto dove fare il colpo, ha studiato il comportamento dei dipendenti, orari di chiusura e apertura, giro di pattuglia delle guardie notturne. Non è escluso che nei giorni scorsi abbiano effettuato “prove tecniche”, facendo scattare l’allarme interno al magazzino per verificare i tempi di reazione delle forze dell’ordine con lo scopo di prepararsi un’efficace via di fuga in caso di pericolo.
Gli inquirenti, visti i numerosi furti in zona, sospettano la presenza di un basista che procura alla banda mezzi e la manovalanza necessaria per far sparire, nel più breve tempo possibile, le forme dai magazzini di stoccaggio.
Inoltre, sembra che quasi tutto il formaggio rubato nelle nostre zone arrivi in Puglia, grazie ad autotrasportatori compiacenti, dove clan malavitosi legati alla Sacra Corona Unita, rivendono, al mercato nero, a organizzazioni criminali dell’Est europeo, che poi trasformano il prodotto per smerciarlo in Albania, Romania e Ungheria.
Mauro Pinotti
