Segregarono una 21enne, condannati tutti i parenti
I genitori non accettavano la relazione della figlia con un ragazzo italiano. Per fermarla non esitarono a picchiarla e a chiuderla in casa a chiave
REGGIO EMILIA
Non volevano che la figlia frequentasse il ragazzo del quale si era innamorata perchè era italiano. E per questo non avevano esitato a picchiarla - il padre con due schiaffi le aveva addirittura rotto un timpano – e a bloccarla in casa, fino a rinchiudervela a chiave per non farla uscire. Per questo, i genitori, la sorella e il cognato della giovane tutti di origine kosovara sono stati condannati. E’ questo l’epilogo di una vicenda che risale al 2008. Una delle tante storie di integrazione difficile. E di conseguenze che, la cronaca purtroppo lo racconta troppo spesso, possono arrivare anche ad estremi tragici.
La protagonista è una ragazza, allora 21enne, kosovara, in Italia da quando era una bambina e ormai italiana a tutti gli effetti. Che, al lavoro, si era innamorata di un giovane collega italiano. Quella relazione, però, era fortemente osteggiata dalla famiglia, che non tollerava quel legame. La giovane era stata costretta a decidere di andare via di casa, trovando in un primo momento un rifugio dalla sorella. Quando però quest’ultima si era accorta che stava meditando la fuga, non aveva esitato ad avvertire i genitori. Scatenando l’inferno: prima le botte da parte del padre, poi il tentativo di fuggire della giovane, che si chiuse in bagno cercando di buttarsi dalla finestra del terzo piano per fuggire. Venne bloccata dai genitori e portata nella loro casa, dove venne tenuta rinchiusa. La svolta avvenne poi con l’intervento della polizia. Padre e cognato vennero pure arrestati.
Padre, madre, sorella e cognato dovevano rispondere di violenza privata in concorso. Il primo anche per le lesioni. Mentre entrambi i genitori di sequestro di persona. E’ finita con una condanna inflitta dal giudice Alessandra Cardarelli a un anno e tre mesi per il padre, a un anno e un mese per la madre, 4 mesi per gli altri due. La difesa, con l’avvocato Mario Di Frenna, annuncia l’appello. Assolto il cognato per le minacce di cui era accusato e rivolge al fidanzato. Il padre ha sempre sostenuto che si opponeva alla relazione non perchè fosse italiano, ma riteneva che il giovane non avesse intenzioni serie. Da allora la giovane vive in un luogo protetto lontano dalla famiglia.
