Seta li denuncia, in 7 fanno ricorso
Autisti condannati dopo uno sciopero «sulla sicurezza». Ora rischiano il posto
REGGIO. Approderà in un’aula di tribunale la battaglia legale tra sette autisti e Seta, società di trasporti per la quale lavorano, e che li aveva denunciati in seguito a uno sciopero bianco. Il 14 febbraio 2012 gli autisti si erano rifiutati infatti di partire dal deposito di via del Chionso perché, hanno dichiarato, sugli autobus mancavano il blocco automatico delle porte, le luci non funzionavano e alcuni estintori presenti in vettura risultavano scaduti. Seta ha parlato invece di un pretesto legato a una protesta sul cambio turni. Il risultato è stata la denuncia avviata da Seta nei confronti dei sette autisti, che sono stati colpiti da un decreto penale di condanna emesso dal tribunale di Reggio che potrebbe essere l’anticamera del licenziamento. Per questo i lavoratori hanno deciso in questi giorni di opporsi al decreto penale presentando un ricorso. Il caso finisce quindi in tribunale, dove gli autisti potranno essere ascoltati. La procedura del decreto penale non prevede infatti l’udienza preliminare: la sentenza si è basata sulle dichiarazioni del solo vice direttore di Seta, Renzo Bruzzi, che ha ricostruito i fatti davanti al procuratore senza che fosse sentita la controparte. Rispetto ai fatti del febbraio 2012, Seta ha deciso di usare il pugno di ferro nei confronti dei suoi autisti, pronti ora a innescare una vera e propria battaglia legale per difendere il proprio posto. Questo perché l’azienda di trasporti non esclude procedimenti disciplinari sulla base delle condanne emesse il 13 gennaio scorso (15 giorni di reclusione, convertita in 3.750 euro di multa), che potrebbero portare all’estromissione dall’azienda.
Per sostenere la validità del ricorso, gli autisti porteranno davanti al giudice diverse testimonianze per avvalorare la tesi sulla mancanza dei dispositivi di sicurezza (blocco delle porte in primis), gli stessi al centro dell’inchiesta sulla morte del 14enne Sylvester Agyemang. Nelle indagini sulla dinamica dell’incidente c’è infatti l’ipotesi di una possibile disattivazione del dispositivo di sicurezza “blocco porte”, che potrebbe legare in qualche modo i motivi della protesta del 2012 con i tragici fatti del 2013. (e.l.t.)