Gazzetta di Reggio

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Un’abbuffata al ristorante pagata con l’assegno falso

Un’abbuffata al ristorante pagata con l’assegno falso

Rubiera: prenotano per venti, arrivano soltanto in sei e mangiano piatti reggiani Madre e figlio, habitué della truffa, incastrati dalle loro foto segnaletiche

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RUBIERA. Un abbondante menù a base di piatti tipici reggiani. È quello consumato da una famiglia di sei persone (marito, moglie, figlio, nuora e nipoti) che dopo il lauto pranzo, consumato in un ristorante del paese, ha pagato il conto con un assegno falso. Una truffa, ai danni del ristoratore, che però è finita male per i “portoghesi” di turno. Abitué dei raggiri di questo tipo, sono stati, alla fine, incastrati dalle foto nella banca dati delle forze dell’ordine, dove i personaggi erano già stati ampiamente “catalogati” e dalle quali sono stati poi riconosciuti dalla loro ultima vittima.

Avevano prenotato per ben venti persone, poi, al ristorante, il giorno prefissato, si sono presentati in sei. E già questo potrebbe essere sufficiente per innervosire qualsiasi ristoratore. Ma i professionisti seri sono in grado di “incassare” senza fare una piega anche questo tipo di contrattempi e del resto meglio sei persone piuttosto che un tavolo da venti completamente vuoto.

Così la tavola è stata ugualmente imbandita e con ogni ben di dio: dall’antipasto al dolce, una sfilata di prelibatezze. I commensali hanno dimostrato di gradire, e molto anche. Spazzate le briciole è arrivato il momento più dolente: quello del conto.

La ricevuta è stata mostrata al figlio che, senza batter ciglio, ha sfilato dal portafoglio il libretto degli assegni e lo ha compilato, porgendolo poi alla madre che lo ha consegnato al cameriere.

Tutto bene dunque, se non per il fatto che, al momento di incassare i soldi dell’assegno dalla banca, il titolare del ristorante ha avuto una ben amara sorpresa, questa sì difficile da “reggere”. Il titolo bancario risultava nullo a causa della firma di traenza falsa.

La cifra non era certo piccola – visto l’abbondante pranzo per sei persone – di qui la decisione del ristoratore di sporgere denuncia. Lo ha fatto rivolgendosi ai carabinieri della stazione di Rubiera che per incastrare i truffatori sono ricorsi ai più tradizionali metodi d’indagine.

Prima di tutto partendo dalla descrizione dei componenti della famiglia, che ha permesso di realizzare un identikit piuttosto preciso tramite il quale i sospetti si sono subito focalizzati su soggetti già ampiamente noti per questo genere di truffe.

Per avere le conferme è bastato sottoporre il ristoratore a debita seduta di riconoscimento fotografico.

Madre, una casalinga di 45 anni, e figlio, di 23 anni – entrambi residenti a Reggio – sono stati riconosciuti in questo modo e identificati. Non sono potuti così sfuggire, come speravano, alla denuncia: dovranno rispondere di concorso in truffa. Anche se il conto per quel pranzo rischia di restare ancora a lungo insoluto.(m.f.)