Vecchi: «Così rilancerò il Comune»
Il candidato del Pd dopo il grido d’allarme di Matteo Sassi: «Dipendenti demotivati? È normale alla fine di un mandato»
Aperture. Di certo non su tutta la linea. Ma dopo le parole del suo alleato Sel, Matteo Sassi, che ha lanciato un grido d’allarme sullo stato di salute del Comune e dei suoi dipendenti, il candidato del centrosinistra, Luca Vecchi, difende l’operato della pubblica amministrazione reggiana, riconoscendo tuttavia la necessità di una “revisione” della macchina amministrativa.
Vecchi: la morte di Sylvester, il furto alla Parmeggiani e l’appalto al cugino di Delrio. Tre casi che, secondo Sassi, sono sintomo di un’amministrazione in affanno. Cosa ne pensa?
«Sassi ha legato il suo intervento a tre fatti. Io preferirei replicare con dati oggettivi».
Ovvero?
«Il primo è che il debito del Comune è calato in 10 anni di circa 100 milioni. Se questo sforzo fosse stato fatto da tutte le amministrazioni, l’Italia ora sarebbe in uno stato di salute migliore. La pubblica amministrazione di Reggio, inoltre, ha un tempo medio di pagamento di circa 60 giorni. E siamo in un Paese dove tante amministrazioni non sono in grado di assolvere le loro obbligazioni. Poi siamo la città d’Italia con il più alto tasso di recupero di evasione fiscale, nonostante siamo stati dotati solo di recente di strumenti per farlo, senza contare che rispetto a 5 anni fa in Comune ci sono oltre 200 dipendenti in meno».
Crede sia sufficiente per constatare la buona salute del Comune? Sassi parla di dipendenti demotivati...
«Credo che questi dati siano la dimostrazione di un’alta efficienza, pur in un contesto generale di tagli. Ci sono due modi di affrontare la questione del personale: uno è demagogico, un altro è serio. Preferisco il secondo».
E quindi?
«Penso che chi lavora in Comune non deve essere vissuto come un problema, ma come una risorsa. Non sfugge che ci sia un tema di motivazione e credo sia dovuto ad anni in cui, in generale, la risorsa umana pubblica non è stata valorizzata. Penso invece che lavorare in una struttura come il Comune debba essere vissuto come un orgoglio, contribuendo con il proprio lavoro al bene comune della città».
Quindi ammette il problema? Nel caso sarà eletto, cambierà qualcosa?
«Mi piacerebbe fare un discorso chiaro a tutti. Ma è evidente che quando si avvia una nuova stagione amministrativa, la macchina comunale va ripensata, anche per dare risposte a problemi nuovi. C’è un’esigenza di riorganizzazione di cui sono consapevole, in cui dobbiamo tenere insieme la capacità di motivare il personale e il far recepire alla città la presenza di una struttura all’altezza del proprio compito».
Addio al direttore generale, come vuole Sassi?
«Sui ruoli dirigenziali, non voglio partecipare a chi la spara più grossa. Una macchina che gestisce 1.600 persone ha bisogno di vertici apicali in termini di responsabilità e di obiettivi. E siamo una delle città con il costo medio per i dirigenti più basso d’Italia. Credo però che ci sono le condizioni per poter far scendere il costo dei dirigenti mantenendo un alto livello di efficienza».
Esempi?
«Sono d’accordo con Sassi, ad esempio, sulla delega al personale e sulla rotazione. Ma solo in alcuni ruoli. Bisogna preservare le competenze. Penso che dopo due o tre mandati sia una cosa ragionevole».
Sposterà anche i parenti di Delrio? Parentopoli incombe...
«C'è molta propaganda dei nostri avversari. Ma i processi amministrativi devono essere lasciati al loro corso. In questi anni tutte le accuse si sono sempre rilevate infondate. Io sono garantista. Aspetto che l’iter degli accertamenti interni faccia il suo corso. E lo stesso vale, con le dovute differenze, per gli altri due casi citati da Sassi».
Si riferisce a Sylvester?
«È evidente che la vicenda non è stata gestita bene. E bene ha fatto Ugo Ferrari a sollecitare ciascuno alle proprie responsabilità. Serve la massima chiarezza, lo dobbiamo alla famiglia di Sylvester. Ma prima di dare giudizi affrettati credo sia giusto attendere la chiusura dell’inchiesta».
