Gazzetta di Reggio

Reggio

Il rettore di Parma cittadino onorario di Castelnovo Monti

Il rettore di Parma cittadino onorario di Castelnovo Monti

CASTELNOVO MONTI. Non è stata una semplice formalità, ma al contrario un momento che ha suscitato emozione il conferimento, questa mattina al Teatro Bismantova, della cittadinanza onoraria di...

3 MINUTI DI LETTURA





CASTELNOVO MONTI. Non è stata una semplice formalità, ma al contrario un momento che ha suscitato emozione il conferimento, questa mattina al Teatro Bismantova, della cittadinanza onoraria di Castelnovo Monti a Loris Borghi, Magnifico Rettore dell’Università di Parma, che a Castelnovo è cresciuto, e dove ha ricoperto importanti ruoli amministrativi: consigliere comunale dal 1970 al 1980, poi Presidente del Consorzio Socio Sanitario dell’Appennino, mentre avviava anche la carriera medico scientifica presso l’Università di Parma.

Emozione palpabile nella voce e negli occhi del rettore, apparso sinceramente commosso, sia nel ricevere la pergamena con l’attestato di cittadinanza onoraria dal Sindaco Gianluca Marconi, sia nel leggere una intensa e profonda lettera agli studenti, visto che il teatro era affollato dai ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori castelnovesi.

«Questa lettera – ha spiegato Borghi – non vuole essere una “predica” ma il racconto di un’esperienza, della mia reale esperienza, lasciandovi così liberi di ricordarla, di rileggerla oppure di cestinarla come se non fosse stata mai scritta. Sono nato 65 anni fa in una casa isolata sulle sponde parmigiane dell’Enza».

«Mia madre era maestra e mio padre commerciante di bestiame. Mia madre – ha raccontato – aveva 45 anni ed io ero il terzo figlio, per quei tempi giunto in tarda età. Qui a Castelnovo ho passato la mia infanzia e la mia giovinezza, qui da ragazzino mi svegliavo tutte le notti alle 4 per vedere se finalmente era arrivata la neve, qui ho imparato a leggere e a scrivere, qui ho conosciuto quattro persone importanti che mi hanno insegnato tante cose da punti di vista tra loro molto diversi: il parroco don Mario Gasparini, il maestro Remo Torlai, l’onorevole Pasquale Marconi e il sindaco Giuseppe Battistessa. Qui per la prima volta ho studiato e vissuto la politica, qui ho lavorato per una nuova montagna, qui ho compreso che cosa significa appartenenza e rispetto per le istituzioni».

Ed ha aggiunto: «Vi voglio lasciare un messaggio antico ma non per questo meno innovativo: le chiavi di ogni successo, di ogni carriera, di ogni donna o uomo che voglia lasciare un segno del suo passaggio, sono la passione, lo studio, il rigore e il senso di appartenenza. Lo studio è la più potente freccia che avete al vostro arco: è la garanzia del vostro futuro, della vostra indipendenza intellettuale e in ultima analisi anche del mantenimento della nostra democrazia repubblicana».

Una lettera che ha poi affrontato diversi temi, dall’importanza dell’Università come luogo di formazione umana ancor prima che professionale, della dignità di ogni mestiere, anche i più umili, se fatti con impegno, le responsabilità della sua generazione nella condizione di spaesamento in cui spesso si ritrovano i giovani. Al discorso di Borghi sono seguiti gli interventi di Michele Guerra, delegato a Cultura, Università e Territorio dell’ateneo parmigiano, sul tema “Attraverso lo specchio: corpi e immagini in movimento tra ventesimo e ventunesimo secolo”, e dei professori Giovanni Franceschini, Prorettore Vicario, e Maria Zanichelli, delegata all’Orientamento ed ai rapporti con le Istituzioni scolastiche dell’Ateneo, che hanno risposto a numerose domande e curiosità rivolte dai ragazzi che, frequentanti l’ultimo anno delle superiori, sono alle prese con la scelta molto importante di cosa fare dopo la maturità. (l.t.)