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«Molte forme finiscono all’estero»

«Molte forme finiscono all’estero»

Umberto Beltrami di Bibbiano è l’unico “assessore al Parmigiano Reggiano”

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REGGIO. Terremoto, mercato estero e rapporti poco chiari con il mondo dell’edilizia. Questi i nodi principali del “circuito” illegale di furto e smercio del Re dei Formaggi secondo l’assessore al Parmigiano Reggiano di Bibbiano, Umberto Beltrami. «Non credo si possa ancora parlare di un vero e proprio sistema – spiega – di furti di forme ne abbiamo sempre subiti, quello che è cambiato è l’entità di questo fenomeno».

Ogni anno vengono prodotte circa 3 milioni e 400mila forme di Parmigiano Reggiano, metà delle quali viene venduta all’estero, dal peso minimo di 30 chili. Ogni forma può valere anche 250 euro e più a seconda della stagionatura. Si tratta dunque di un business da centinaia di euro la forma, che tocca da vicino non solo i produttori reggiani di una delle eccellenze del territorio, ma un intero sistema economico e di lavoro che vi gravita attorno.

«Se in Italia dobbiamo affrontare la concorrenza del Grana Padano – prosegue l’assessore bibbianese – all’estero i consumatori vogliono solo Parmigiano Reggiano: infatti il valore del prodotto esportato è molto superiore a quello che può avere in Italia. Ricordo che a Mosca, in Piazza Rossa, si poteva arrivare a venderlo a 200 euro al chilo, mentre a Parigi e nelle grandi città si arriva a 50-60 euro al chilo. Ecco perché credo che una parte delle forme che vengono sottratte finisca anche nei mercati stranieri. Quando ad essere coinvolti sono i piccoli ristoratori o i piccoli rivenditori al dettaglio diventa quasi impossibile riuscire a controllare questi canali illegali».

Un altro dei temi che solleva Beltrami riguarda la localizzazione delle aziende colpite. Diverse di queste si trovano infatti nella zona della Bassa est e sono rimaste danneggiate in seguito al terremoto.

«Il terremoto ha danneggiato diverse aziende della zona di Reggiolo e dintorni – continua Beltrami – nei mesi scorsi hanno iniziato a circolare piani di ristrutturazione e informazioni riguardo ai caseifici più “attaccabili” e meno protetti; probabilmente dal mondo dell’edilizia questi piani sono circolati, finendo anche sotto gli occhi di qualche malintenzionato».

Un mercato che secondo l’assessore alimenta soprattutto i circuiti della piccola distribuzione. «Non credo la merce possa finire nei grandi supermercati italiani – conclude Beltrami – ogni forma ha il suo codice, anche le punte sono contraddistinte da un codice di matricola. Quando la merce è stata trafugata e portata lontano dalla zona di produzione però diventa quasi impossibile controllare tutto». (d.v.)