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Un racket da due milioni di euro l’anno

Un racket da due milioni di euro l’anno

Nel corso degli anni sono cambiate le tecniche dei “colpi”. Il formaggio rubato finisce in supermercati, negozi e ristoranti

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REGGIO. Una vero e proprio business "doc", da centinaia di migliaia di euro, che ha la provincia di Reggio come fulcro. Non si ferma l'escalation di furti di forme di Parmigiano Reggiano: solo nell'ultimo anno e mezzo, tra colpi sventati e furti messi a segno, nella zona di produzione sono state centinaia le latterie sociali e le aziende di produzione prese di mira da bande di ladri intenzionate a rubare il prezioso bottino per poi rivenderlo su scala nazionale e all’estero.

Gli ultimi ad essere colpiti sono stati, pochi giorni fa, i Magazzini emiliani di stoccaggio di Fabbrico, ma tutta la provincia e l'intero territorio di produzione, comprendente le province di Reggio, Modena, Parma, Mantova e Bologna, è ormai terreno di caccia per i "predoni del formaggio".

I NUMERI. Non esistono statistiche ufficiali riguardo alla quantità di forme sottratte ogni anno, ma nella sola provincia di Reggio, tra il primo gennaio del 2013 e il 1 aprile 2014 i colpi messi a segno con successo sono stati circa 30, a fronte di un numero triplo di tentativi. Il valore complessivo della merce rubata è stato di oltre 2 milioni di euro, del quale sono stati recuperati circa 500mila euro, ossia il valore delle forme ritrovate dai carabinieri del Comando provinciale.

GEOGRAFIA DEI FURTI. La mappa delle aziende colpite copre quasi tutta la provincia reggiana: da Reggiolo e Rolo i ladri si sono spinti fino alla montagna e alla zona ceramica, passando per la città e per la Val d'Enza. Un primo esame di questa "geografia criminale" mostra che ad essere maggiormente bersagliate sono state le aziende della Bassa Est e quelle della bassa Val d'Enza. Sebbene siano vaste e complesse le ragioni che possono aver spinto i ladri a concentrarsi su queste zone, sembra che la vicinanza di vie di fuga importanti (i caselli autostradali di Rolo e Terre Matildiche), il relativo isolamento dei magazzini e la maggiore concentrazione di obiettivi da colpire abbia agito come calamita per i malviventi. Per la stessa ragione la montagna e la zona delle ceramiche sono state invece relativamente risparmiate.

L’EVOLUZIONE. Da sempre la provincia di Reggio e le altre zone di produzione del Parmigiano Reggiano sono state soggette a furti di forme. Con la crescita della produzione, nel corso degli anni si sono modificate anche le caratteristiche dei magazzini e dei caseifici, costringendo anche i ladri a "ingegnarsi" e ad affinare le proprie tecniche. Dai mattoni smurati di cinquant'anni fa, con le forme che venivano caricate su improbabili mezzi di trasporto e rivendute a vicini e conoscenti, si è passati ad altri sistemi. Ora i ladri hanno iniziato a utilizzare furgoni e autoarticolati rubati. A volte dividono le operazioni in più giorni, facendo sopralluoghi e segando le sbarre di protezione anche uno o due giorni prima del colpo, agendo in gruppi di 10-20 persone e in meno di un quarto d'ora di tempo, in modo da eludere l'intervento dei carabinieri, con i quali ingaggiano una vera e propria corsa contro il tempo allo scattare degli allarmi. Le forme vengono poi caricate su furgoni e autoarticolati rubati.

LO SMISTAMENTO. Dove finiscono le forme rubate? Ristoranti, drogherie, piccola e grande distribuzione. Le forme di Parmigiano Reggiano rubate finiscono soprattutto nelle tavole degli italiani e forse anche all'estero. Attorno al loro smercio è nato un vero e proprio sistema, che può coinvolgere anche custodi, autotrasportatori e rivenditori più o meno grandi.

Dopo essere state rubate, a volte con la connivenza di qualche custode, le forme possono essere nascoste in magazzini vicini, per poi venire trasportate con agio e tranquillità in tutta Italia. Lo scorso anno i carabinieri hanno fermato un autotrasportatore mantovano che, con il suo autoarticolato, stava trasportando verso Napoli centinaia di forme di formaggio, destinate anche alla grande distribuzione.

VIA IL NUMERO DI SERIE. Per "riciclare la merce", spesso viene grattugiata la parte di crosta che riporta il numero di serie, mentre il resto della forma viene divisa in punte: il tutto viene poi confezionato e destinato a rivenditori o ristoratori, ben felici di vendere prodotti "doc" e di qualità ad un prezzo inferiore.

Daniele Valisena

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