Caccia ai 5,2 miliardi destinati all’agricoltura
Scala (Coldiretti): «Dovranno andare a chi produce e non agli speculatori» Pignedoli: «Bisogna in tutti i modi evitare la frammentazione delle risorse»
REGGIO. La torta è ingente e appetitosa: 52 miliardi di euro, cioè 7,5 miliardi all'anno dal 2104 al 2020. Sono i contributi della Politica agricola comunitaria assegnati all'Italia dalla Commissione dell'Unione europea. Il Senato sta discutendo come dividerla fra i molti a cui fa gola. Coldiretti punta i piedi e denuncia l'ingordigia degli “oltre tremila furbetti della casta dei campi”, che si fingono coltivatori per arraffare la fetta più grossa a scapito di chi lavora veramente la terra. «Si tratta - spiega il presidente nazionale Roberto Moncalvo - di grandi gruppi industriali, assicurativi e bancari, ma anche enti di diversa natura che non vivono certo di agricoltura, ma sono l'élite intoccabile dei primi tremila beneficiari di contributi, che ricevono un importo di oltre mezzo miliardo, mentre si chiedono sacrifici a tutti gli italiani, a cominciare dagli agricoltori. Questa casta di intoccabili rappresenta appena lo 0,2% per cento degli interessati agli interventi di politica agricola, ma finora ha ricevuto ben il 15 per cento delle risorse destinate all'intero settore. E' una rendita fondiaria e finanziaria che, senza un deciso cambiamento, rischia di essere mantenuta per i prossimi sette anni». Le speculazioni di questo genere sono più diffuse in altre regioni, quali la Lombardia e la Toscana. Nel territorio reggiano riguardano, talora, le bioenergie. La legislazione comunitaria e nazionale finora le ha consentite, ammettendo a fruire dei contributi anche società costituite con una quota irrisoria di agricoltori per mungere la vacca comunitaria. Nella nostra provincia, dove prevalgono di gran lunga le imprese agricole autentiche piccole e medie, spesso associate, la salvaguardia dei loro diritti è un problema particolarmente sentito. «Le risorse a disposizione - insiste Alessandro Scala, direttore provinciale di Coldiretti - sono diminuite. A maggior ragione, quindi, devono andare a chi lavora e usa la terra come un fattore produttivo, non a chi fa speculazione finanziaria con fondi smobilitati da altri settori». L'associazione segnala che questi soggetti spesso non pagano la previdenza agricola o hanno creato Spa e Srl ad hoc per avere agevolazioni sull'Imu, sulla concessione edilizia, sull'acquisto dei terreni agricoli e anche sulle bioenergie, facendo una concorrenza sleale ai veri coltivatori. Spetta al Parlamento, ora, imprimere una svolta. «Per la prima volta - osserva Leana Pignedoli, senatrice del Pd - la Commissione europea affida ai singoli stati il compito di fissare i criteri per l'assegnazione dei contributi Pac agli agricoltori attivi. L'Italia li dovrà comunicare a Bruxelles entro luglio. Il Pd propone di individuare chi fa davvero impresa, evitando la frammentazione delle risorse. Il settore agricolo regge la crisi e ha più possibilità per le esportazioni. Occorre però sostenere le imprese vere e creare una rete imprenditoriale che attragga i giovani».
Luciano Salsi
