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Faietti: «Maggior peso al volontariato»

Faietti: «Maggior peso al volontariato»

Il responsabile del Forum Terzo Settore di Reggio si rivolge ai candidati: non è sufficiente esternalizzare i servizi

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La politica locale ne parla spesso, più o meno tutti i candidati alle prossime amministrative non mancano di citarlo nei loro programmi. Parliamo del cosiddetto Terzo Settore, le coop e le associazioni del volontariato sociale. Ma queste realtà - a cui si guarda con sempre maggiore attenzione, anche e soprattutto a fronte di un welfare pubblico sempre più in difficoltà e a corto di soldi - cosa chiedono alla politica?

Un contributo, in questo senso, arriva da una nota di Riccardo Faietti, responsabile del Forum del Terzo Settore di Reggio Emilia.

«Il Forum - dice la nota di Faietti - di fronte alle prossime elezioni amministrative che riguarderanno il comune capoluogo, vuole stimolare una riflessione da parte dei candidati sindaco su alcuni punti che ritiene fondamentali per lo sviluppo del nostro modello di welfare».

IL QUADRO. «Nonostante la tenuta di un modello che ci ha portato a essere tra le eccellenze italiane nella gestione e sviluppo dei servizi al welfare, oggi anche la nostra città si trova di fronte a mutamenti profondi del tessuto sociale ed economico che ne possono mettere a repentaglio la qualità dei servizi e la sostanziale sostenibilità». Crescono e cambiano i bisogni e calano le risorse per farvi fronte: «La tenuta dei legami sociali è messa ulteriormente sotto pressione da diversi fattori: aumento del numero di anziani soli e di popolazione immigrata con difficoltà di integrazione, disoccupazione giovanile, nuove povertà e forme di esclusione sociale, maggiori bisogni di servizi di prossimità e mobilità. Tutto ciò - scrive Faietti - diventa ulteriormente complesso a seguito del continuo taglio avvenuto in questi anni sulle risorse pubbliche statali e di trasferimenti agli enti locali per il mantenimento dei servizi».

LA RICETTA. La risposta a questa situazione, secondo il Forum del Terzo Settore non può essere una serie di semplici esternalizzazioni dei servizi, ma piuttosto «una reale cooperazione sulla base dei valori costituzionali a cui il nostro territorio ha sempre fatto riferimento». Tradotto, secondo il Terzo Settore, occorre incentivare «i principi di qualità ed eliminando il principio del “massimo ribasso” per ciò che riguarda le politiche sociali e di socializzazione. In questo senso il riconoscimento deve permettere una conseguente sburocratizzazione sia per i soggetti gestori di politiche pubbliche sia per gli utenti che vi accedano. Garantendone i principi di qualità e legalità».

Poi, ci vogliono i soldi. E secondo Faietti «l’idea di una Agenzia Europea del Terzo Settore può essere uno dei primi strumenti per lavorare proprio sui fondi europei che oggi possono essere una reale occasione di sviluppo». Poi, trovati i soldi, servono braccia. O meglio, “reclute”.

E per fare questo, secondo il portavoce del Terzo Settore di Reggio, una strada da percorrere è quella di «valorizzare l’istituto del Servizio civile nazionale aumentando il numero dei ragazzi che possono essere inseriti in progetti e azioni di carattere sociale. Questa - secondo Faietti - può diventare una concreta e rale occasione per dare contemporaneamente un sostegno al reddito per i giovani e sostenere la promozione dei valori della pace, della nonviolenza e della solidarietà».

IL DIALOGO. Faietti infine sottolinea come sia importante «sviluppare un sistema permanente di partecipazione e confronto del terzo settore e delle componenti che lo rappresentano (volontariato, associazionismo e cooperazione) con l’amministrazione. La realizzazione di strumenti o modelli che si modifichino con troppa frequenza non permette una reale crescita condivisa per nessuno dei soggetti coinvolti. La venuta meno delle circoscrizioni può essere una occasione per rivedere complessivamente un modello integrato di partecipazione che possa dare il via ad un percorso strutturale».

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