Gazzetta di Reggio

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«L’autista si alzò per chiudere la porta»

di Elisa Pederzoli
«L’autista si alzò per chiudere la porta»

Lo dicono i testimoni raccontando del guasto durato tutto il viaggio, ma l’uomo sentito in procura non ricorda l’episodio

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E’ stato sentito in procura l’autista del jumbo partito alle 7.11 da Rubiera e sul quale viaggiava Sylvester Agyemang, il 14enne morto alla fermata di Porta Santa Croce. Il magistrato titolare delle indagini, Stefania Pigozzi, non ha dubbi sul fatto che fosse lui alla guida del mezzo sul quale ha trovato la morte lo studente.

L’AUTISTA. Finito nel registro degli indagati due mesi dopo l’accaduto, ha detto di non essersi accorto di niente. E di non ricordare nemmeno l’episodio che gli studenti che viaggiavano sul suo mezzo il 13 gennaio hanno riferito agli investigatori: che le porte avevano avuto problemi già alla partenza, che hanno continuato ad averli dopo l’incidente, al punto che l’autista stesso durante la corsa si sarebbe fermato e alzato per andare a chiudere la porta rimasta aperta. Dalla procura, come era facile immaginare, è partita la richiesta di ritiro della patente. La decisione spetta al gip ed è attesa a giorni.

Presto, intanto, dovrebbe essere restituita al primo autista indagato per sbaglio: da due mesi non può guidare, tanto che in Seta lo hanno messo al lavoro in officina. La sua posizione, all’interno dell’inchiesta, sta andando verso l’archiviazione. Grazie all’attento lavoro del suo avvocato Alessandro Nizzoli: è stato lui ad accorgersi che gli investigatori avevano clamorosamente sbagliato il mezzo della linea 2 da sequestrare, e dunque anche l’autista da indagare.

LA PERIZIA. Per l’8 maggio è fissata l’udienza per l’incidente probatorio. Ma se verrà confermato che il bus che quel giorno copriva la corsa delle 7.11 è quello sequestrato solo ora – cosa di cui tutti ormai sono convinti – non si potrà che decidere di non procedere con una perizia del tutto inutile. Mentre lo stesso esame sul mezzo giusto rischia allo stesso modo di rivelarsi vana: sono passati due mesi e il mezzo ha subito lavori di manutenzione. Gli investigatori, per cancellare ogni possibile dubbio sull’identificazione del jumbo - Seta non possiede un sistema elettronico di abbinamento, ma solo registri cartacei – stanno visionando, con scansione mirata sui dettagli e le targhe, quanto registrato dalle telecamere di viale Piave, installate dall’altra parte della strada rispetto alla fermata. E che non hanno ripreso l’incidente, ma l’ordine di arrivo dei mezzi sì.

L’ALTRA INCHIESTA. Intanto, prosegue anche l’indagini sull’errore, sotto l’occhio del procuratore capo Giorgio Grandinetti. Il quale vuole chiarire sia l’azione della Municipale, che di Seta. Ovvero, se sia possibile che in due mesi nessuno si sia reso conto dell’errore. E sul punto, interviene l’azienda. «Riteniamo – dichiara il presidente Pietro Odorici – che non sia possibile, né accettabile addebitarne la responsabilità all’azienda, che fin dai primi minuti ha mantenuto una condotta corretta e responsabile. Respingiamo ogni riferimento a possibili negligenze o inadempienze da parte del nostro personale. L’accertamento dei fatti, compreso il sequestro dei mezzi, non compete a Seta, ma agli organi di polizia e alle autorità inquirenti, sul cui operato facciamo pieno affidamento. Ciò vale anche per eventuali responsabilità personali che dovessero emergere dalle indagini». Per il presidente ci sono state «insinuazioni e prese di posizioni che non trovano alcuna giustificazione e non sono di alcuna utilità».

GLI STUDENTI. Puntano il dito contro Seta, i giovani di “Studenti Organizzati” che già organizzarono la grande manifestazione per Sylvester. «Come è possibile che dentro l’azienda tutto sia rimasto inconsapevole? – scrivono – Seta dovrebbe parlare alla città con chiarezza».